Una storia di (non) confine: Roeno

10 Gennaio 2023

Roeno è un acronimo. La mia chiacchierata con Cristina Fugatti, alla guida dell’azienda di famiglia insieme alla sorella Roberta e al fratello Giuseppe, inizia dalla spiegazione del nome. «È l’incontro delle iniziali del nome di mio padre, Rolando, con il prefisso enos, vino appunto».

Siamo nel comune di Brentino Belluno (nella frazione di Belluno Veronese), in una terra stretta, impervia, dominata da montagne importanti ma il cui clima è mitigato dalla vicinanza con il lago di Garda e dal vento Ora.

Benvenuti nella Terradeiforti, che marca il confine tra le province di Verona e di Trento. Una terra che Roeno valorizza e promuove benissimo, con le sue proposte vinicole.

Terre di (non) confine

Un confine che è stato politico – i forti cui fa riferimento il toponimo sono disseminati nella valle e fungevano da punti di controllo dei confini dell’impero austroungarico, e che è geografico, tra due province e due regioni. Se guardiamo alle storie delle persone e dei vini, invece, questo confine diviene più labile.

Mi dice Cristina: «Il mondo dei contadini, a nostra esperienza, si è sempre aiutato. Qui non esiste l’essere veneto o trentino. Ci sentiamo parte di una comunità. I vitigni raccontano una storia simile, perché sono comuni, condivisi».

E continua: «Questa scelta ci ha fatti esitare, e non poco. La nostra non è una zona fertile, è una terra difficile e poco conosciuta, che non regala niente a nessuno. All’inizio abbiamo faticato e non poco, ma ora ci stiamo prendendo delle belle soddisfazioni, che derivano anche dal sentirci pionieri in quel che abbiamo fatto».

Rustico, longevo, resistente: l’enantio a piede franco, Presidio Slow Food

Un esempio su tutti? L’azienda coltiva e tutela un autentico patrimonio di vigne centenarie, a partire da un vigneto di enantio a piede franco situato lungo le rive dell’Adige. Le viti risalgono addirittura al 1865, e si sviluppano su un sesto d’impianto originale dell’Ottocento.

Presentato a Terra Madre 2022, l’enantio a piede franco è recentemente entrato a far parte della famiglia dei Presìdi Slow Food. Si tratta di un vitigno a bacca rossa antico, citato addirittura da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. E si tratta di un patrimonio genetico di valore inestimabile, perché grazie alla struttura del terreno l’enantio ebbe la fortuna e la capacità di sopravvivere alla fillossera.

Si tratta, inoltre, di una vite particolarissima, che nasce per propaggine, senza essere innestata. Come ha raccontato Lorenzo Bongiovanni, referente dei produttori del Presidio a Wine News: «Si prende un tralcio (cioè un ramo giovane) della pianta, lo si ripiega verso il terreno, lo si interra in una buca per 30 centimetri e poi lo si fa riemergere dal suolo per una spanna. Si riempie la buca e si aspetta che il tralcio “spinga” verso l’alto, cioè cresca, mentre dalle gemme sotto terra le radici si propagano. Nel giro di due o tre anni, il tralcio sarà grande e forte, così si procederà a separarlo dalla pianta madre».

L’azienda Roeno

  • ettari: 80, bottiglie 450.000
  • fertilizzanti: letame, sovescio
  • fitofarmaci: zolfo, organici
  • diserbo: lavorazione meccanica/manuale
  • lieviti: fermentazione spontanea, selezionati industriali
  • uve: 100% di proprietà
  • certificazione: nessuna certificazione
  • Premi Slow Wine: Vino Slow all’Enantio 1865 Prefillossera Ris. 2017. È uno dei fiori all’occhiello dell’azienda. Prodotto solo in annate vocate, è un vino che parla la lingua di queste terre ed è sempre capace di sorprendere. Al naso emergono note di erbe aromatiche e frutta rossa completate da sentori di cacao e caffè. Il sorso avvolge il palato con un’elegante potenza.

Il pinot grigio e l’uva Piwi

Roeno, però, non è solo Enantio. Mi dice Cristina: «Questa è una zona particolarmente vocata per il pinot grigio. Se ne vinificano di altissima qualità. Quello che coltiviamo rientra nel Vendemmia Tardiva Cristina 2019 (che comprende anche chardonnay, gewürztraminer e sauvignon blanc, ndr). Lo vinifichiamo anche in purezza. Il nostro Pinot Grigio si chiama Rivoli, ed è nato prima che questo vino diventasse, soprattutto in alcuni mercati esteri, un sinonimo di vino bianco italiano e, in quanto tale, poco valorizzato per le sue peculiarità distintive».

Va poi segnalata la grande propensione alla sperimentazione che è propria dei tre fratelli. Tra i loro prodotti troviamo infatti il Repanda, ottenuto impiegando il vitigno resistente solaris. Mi dice Cristina: «A nostro avviso quella dei PIWI1 – Pilzwiderstandfähige, letteralmente “viti resistenti ai funghi” – è una bella possibilità che la scienza offre anche per terreni non così vocati, come ad esempio i centri abitati. Per questo motivo abbiamo deciso di sposare questo bellissimo progetto di sperimentazione viticola, con i vitigni solaris e souvignier gris. Riteniamo che sia un progetto di sostenibilità a 360°».

Resistenza

L’enantio e il solaris sembrano collocarsi agli antipodi. Uno antico, l’altro giovanissimo; uno tradizione, l’altro sperimentazione. Eppure, se vogliamo trovare una cifra comune questa è la “resistenza”, la capacità di prosperare su una terra difficile, che va approcciata con coraggio e con il gusto della sfida.

Una terra che, però, si sta rivelando fortunata in questi tempi di cambiamento climatico. Conclude Cristina: «I nostri cru sono tutti caratterizzati da una grande resistenza, è vero. Però, a differenza di molti altri colleghi viticoltori, nell’annata appena trascorsa non abbiamo risentito così tanto degli effetti della crisi climatica. La nostra è una zona naturalmente ventilata e devo dire che nel 2022 le condizioni climatiche hanno giocato a nostro favore. Lo vediamo nella qualità delle uve, che mai come in questi anni sono maturate benissimo».

Il nostro invito, dunque, è a scoprire questi vini resistenti, siano essi antichi o giovanissimi, e questo territorio che ha ancora moltissimo da raccontare.

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

Slow Wine Fair è la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. Dal 26 al 28 febbraio 2023, convegni, masterclass, e l’esposizione di centinaia di cantine italiane e internazionali e oltre 3.000 etichette. La biglietteria sarà disponibile online a fine novembre. Iscriviti alla newsletter per essere aggiornato su tutte le novità. #SlowWineFair2023

Note

1. Il Veneto è la regione italiana in cui la coltivazione di uva PIWI è maggiormente diffusa. Le uve PIWI sono specie ottenute incrociando la Vitis vinifera con la vite selvatica, in grado di resistere molto bene agli attacchi fungini. Sono viti che consentono di ridurre drasticamente il numero degli interventi in vigneto, inclusi quelli a base di rame e zolfo, con grande vantaggio per l’ambiente circostante. Il solaris è una varietà di uva utilizzata per il vino bianco. È stata creata nel 1975 presso l’Istituto di ricerca di Friburgo, in Germania, da Norbert Becker, incrociando la varietà merzling come vite madre con Gm 6493 come vite padre. È un’uva Vitis vinifera approvata dall’UE per la coltivazione e la vinificazione. Il souvignier gris è un incrocio ottenuto in Germania nel 1983, sempre a Friburgo. Per anni si è ritenuto fosse un incrocio di cabernet sauvignon e bronner, tuttavia da poco si sa che è un incrocio tra seyval x zähringer. 

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