Quando la Borgogna si converte al Bio

22 Gennaio 2023

A Slow Wine Fair 2023 diamo il benvenuto a una serie di pionieri che lavorano per plasmare il futuro del vino in tutto il mondo.

Persone che sensibilizzano il pubblico sull’importanza della tutela dei vitigni autoctoni, della cura del paesaggio, delle denominazioni eque, del packaging sostenibile e, nel caso di Sarah Lagarde, dell’agricoltura biologica.

Sarah Lagarde è un’educatrice. Il suo lavoro consiste principalmente nel promuovere una forma di agricoltura più pulita in una delle regioni vinicole più conosciute al mondo: la Borgogna. In qualità di delegata a Slow Wine Fair e di relatrice in uno degli appuntamenti della Slow Wine Arena – Reale Mutua, ci aiuta a esplorare i legami che possono esistere tra le associazioni della società civile e le identità in evoluzione delle zone vinicole. Ci parla inoltre di come la collaborazione possa rendere più forte ogni nodo di una rete. Abbiamo parlato con Sarah per avere un’idea più precisa dei suoi progetti, che dovrebbero essere fonte di ispirazione per tutti coloro che hanno a cuore l’agricoltura biologica e la protezione dell’ambiente.

Hai una formazione da biologa. Come sei passata al vino?

Lavorare con il vino è un bel modo di combinare la biologia con i nostri sensi, dall’esame del terreno alla composizione dei lieviti; è una miscela di gioia per me! 

Ho iniziato il mio percorso nel mondo del vino a Bordeaux abbastanza recentemente, nell’estate del 2019, seguendo 15 diverse cantine biologiche per un team di consulenti enologici esterni. Quindi ho lavorato con Smith Haut Lafitte, sempre a Bordeaux, in vigna e come addetta alla cantina. Dopo queste esperienze a Bordeaux, ho lavorato a un’altra vendemmia nel 2021 presso la cantina Dornach in Alto Adige, prima di entrare in Bio Bourgogne all’inizio del 2022.

Una vigna biologica in Aluze. Ph. Sarah Lagarde.

Che cosa ti ha spinta a interessarti all’agricoltura biologica?

Il fatto che sia in linea con i miei valori e le mie convinzioni. Non è solo una questione di interesse personale: gli studi dimostrano che l’agricoltura biologica e rigenerativa è migliore per la fertilità del suolo, la gestione dell’acqua e la salute di agricoltori e consumatori. Sono stata naturalmente attratta da questa agricoltura sperimentandola in prima persona.

Che cosa hai imparato dalle tue esperienze in Alto Adige?

Dopo le mie precedenti esperienze di lavoro con i Grand Cru di Bordeaux, si è trattato di un vero e proprio cambiamento di scena! La cosa principale che ho imparato riguarda l’idea di “varietà resistenti”. Prima di andare in Alto Adige ccredevo che le varietà resistenti con origini di laboratorio fossero una cosa negativa, in sostanza un organismo geneticamente modificato. Pensavo che ci si dovesse concentrare solo sul salvataggio delle varietà più vecchie e dimenticate. Ma ho scoperto che in realtà non è così: le varietà Piwi (a questo proposito, leggi la storia di Roeno, ndr.) sono nuovi incroci resistenti e sono gli stessi viticoltori a creare le proprie varietà resistenti sperimentando vari incroci nei loro vigneti, testando queste uve direttamente nel loro terroir. Si potrebbe dire che ho iniziato a vedere le aziende vinicole come un ecosistema.

Naturalmente, questo non significa che i viticoltori altoatesini stiano sperimentando le uve Piwi a scapito dei loro vitigni autoctoni come la Vernatsch/Schiava o il Lagrein/Lagarino. I viticoltori coltivano sia le varietà autoctone sia quelle resistenti come strumenti complementari che consentono pratiche produttive virtuose e danno vini più leggeri e meno alcolici.

Una vigna della cantina Dornach affacciata sul lago Cardaro. Ph. Sarah Lagarde.

Ritieni che il settore vitivinicolo sia in anticipo o in ritardo rispetto alle tendenze dell’agricoltura biologica in Francia?

Dal 2016 al 2021, la superficie dedicata all’agricoltura biologica in Francia è passata da 1,5 milioni di ettari a oltre 2,5 milioni. Ma la crisi economica che stiamo affrontando, in Francia come altrove, non ha risparmiato il vino biologico. Il vino è certamente uno dei settori di punta dell’agricoltura biologica in Francia. Tuttavia, mentre la domanda da parte dei consumatori in patria e all’estero è in continuo aumento, il settore vinicolo è radicato in tradizioni che rappresentano una sfida impegnativa, se vogliamo cambiare il paradigma nazionale.

Rispetto ad altri paesi, qual è il livello di produzione di vino biologico in Francia?

La Francia è il terzo produttore mondiale di vino biologico, dopo Spagna e Italia. Questi tre Paesi rappresentano insieme il 73% di tutta la superficie viticola biologica mondiale. Per fare un confronto tra la Francia e l’Italia, nel 2019 i vigneti biologici francesi rappresentavano il 14% del totale nazionale in termini di ettari, mentre nello stesso anno la cifra in Italia era del 17%. Gli ettari di vigneto in totale sono più numerosi in Francia che in Italia, con un totale di ettari leggermente superiore nonostante la percentuale più bassa.

La Borgogna è bio

Nel contesto francese, la Borgogna è considerata una regione vinicola molto tradizionale. Che tipo di approccio hai potuto incontrare tra i viticoltori “classici” della Borgogna riguardo all’agricoltura biologica?

Certamente si tratta infatti di una regione molto tradizionale per la viticoltura. Tuttavia, possiamo vedere che anche le tenute più note sono passate al biologico, compresi nomi leggendari come il Domaine de la Romanée-Conti. Un altro esempio più recente è il Domaine des Hospices de Beaune, che ha iniziato la conversione alla viticoltura biologica nel 2022. Nel 2021, nella regione Bourgogne-Franche-Comté c’erano 784 aziende vinicole biologiche, che rappresentavano il 20% della superficie viticola, ossia una percentuale superiore alla media nazionale.

In questo contesto, tuttavia, la penetrazione della viticoltura biologica è piuttosto diseguale. Ad esempio, il 30% della superficie viticola del dipartimento della Côte d’Or – che comprende denominazioni come Côte de Nuit e Côte de Beaune – è biologica. Nel dipartimento di Saône et Loire, che comprende denominazioni come Maconnais, Côte Chalonnaise e parte del Beaujolais, la percentuale è invece solo del 13%.

Bouzeron, Borgogna. Ph. Sarah Lagarde.

In quanto educatrice, in che tipo di attività sei stata coinvolta? Quale impatto pensi che abbiano avuto?

Seguo diversi progetti durante l’anno. Uno dei primi è offrire supporto ai viticoltori nel rispondere alle loro domande sulla conversione all’agricoltura biologica. Li incontro personalmente e spiego loro il percorso verso le pratiche biologiche passo dopo passo. Il mio programma dipende dal ciclo di vita della vite: in autunno e in inverno organizzo sessioni di formazione collettiva per i viticoltori su temi come le colture di copertura, l’agroforestazione e la fertilità del suolo. È anche un momento di valutazione individuale e collettiva. Rivediamo insieme il raccolto e i progetti per l’anno successivo. È un momento di riflessione e un’opportunità per sviluppare piani d’azione per il futuro. Poi, in tarda primavera e durante l’estate, sono spesso sul campo per fare osservazioni e condurre esperimenti.

Sono convinta che i risultati si possano osservare già breve termine, nelle conversioni all’agricoltura biologica e grazie allo sviluppo di pratiche che rispettano gli ecosistemi e la biodiversità in vigna; ma anche a lungo termine, attraverso pratiche che in Borgogna sono sempre più la norma.

Qual è il significato di vino buono, pulito e giusto?

Per me, “buono” rimanda a qualcosa di nutriente e gustoso. “Pulito” significa “bio è vita”, è ciò che guarda a un’agricoltura rispettosa dell’equilibrio ecosistemico e della salute umana. “Giusto”, infine, significa vino prodotto nel rispetto degli agricoltori, dei lavoratori e dei consumatori. Nel libro Une agriculture qui répare la planète di Vandana Shiva, Jacques Caplat e Andre Leu, si legge: «Le strategie sviluppate a partire dai princìpi dell’agricoltura rigenerativa e biologica tengono conto dei fattori geografici e socio-economici; rispettano le tradizioni, come le usanze alimentari locali e i valori etici ed estetici ad esse associati». Questa frase è, a mio avviso, un’eco della filosofia di Slow Food.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Intanto c’è la Slow Wine Fair! Poi, insieme al team di viticoltori di Bio Bourgogne, stiamo organizzando una giornata con diversi esperti di cambiamenti climatici e agricoltura biologica per il 9 marzo a Beaune. Più in generale, questo sarà un anno di progetti di alberatura e agroforestazione: per alcune delle cantine coinvolte sarà la prima volta, quindi la sfida è aiutarle a rendere questi nuovi progetti un successo.

di Jack Coulton, info.eventi@slowfood.it

Slow Wine Fair è la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. Dal 26 al 28 febbraio 2023, convegni, masterclass, e l’esposizione di centinaia di cantine italiane e internazionali e oltre 3.000 etichette. La biglietteria sarà disponibile online a fine novembre. Iscriviti alla newsletter per essere aggiornato su tutte le novità. #SlowWineFair2023

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