L’ossessione per la purezza: Chiara Condello

17 Gennaio 2023

Quando cerchiamo storie esemplari di bella viticoltura, spesso andiamo alla ricerca di giovani, e spesso anche di donne. Attraverso le loro storie ed esperienze, infatti, vogliamo raccontare il fermento di un mondo in continuo movimento, tutt’altro che statico. Chiara Condello incarna alla perfezione il risultato di questa ricerca.

Siamo a Predappio, nel cuore della Romagna. L’azienda che virtualmente visitiamo oggi è giovane – la fondazione risale al 2015 – come colei che ha scelto di darle il suo nome, ma condotta già con estrema consapevolezza.

Chiara Condello, tuttavia, non è viticoltrice da sempre. O meglio, ha lunghi trascorsi tra le vigne, ma aveva scelto di fare altro. Poi, come capita fortunatamente in molti casi, ha sentito il richiamo della sua terra.

Maestri di vigna

Mi racconta al telefono: «Sono nata in vigna, se così si può dire. Il mio nonno materno possedeva un appezzamento di terreno che destinava alla coltivazione del vigneto, ma anche del grano e degli alberi da frutto. Fino ai 14 anni ho vissuto con lui. Poi ho iniziato il mio percorso di studi. Prima con il Liceo Scientifico, poi con la facoltà di Economia. Mi sentivo destinata a una carriera da consulente finanziaria, e da Milano dove ho studiato sono partita per Singapore, e poi per l’Australia. A un certo punto sono tornata a Predappio, per dare una mano in azienda. Dovevo fermarmi per un paio di mesi, che sono diventati tutta l’estate, che è diventata la vendemmia. Ora sono qui da 10 anni, e Predappio è diventata la mia casa».

Al suo ritorno, Chiara prende subito una decisione importante per la tutela della terra e del suo patrimonio arboreo. A Predappio, infatti, alcuni proprietari di vecchie vigne – di 40/50 anni di età – volevano spiantarle. Istintivamente, ha scelto di salvarle, immaginando che potessero riservare grandi sorprese. 

Poi, nel dinamismo che la contraddistingue, ha cercato dei maestri che potessero darle gli strumenti adeguati per svolgere al meglio il suo lavoro. Uno di questi è Federico Staderini, un enologo sui generis, che ha dato il suo imprinting a molte aziende in Toscana e altrove in Italia. Mi racconta Chiara: «Federico per me non è stato un semplice consulente. È un vero e proprio mentore che mi ha aiutata a crescere e a intraprendere scelte importanti, che andassero nella direzione del biologico, del biodinamico, nella ricerca di vini puri che esprimessero appieno l’essenza del territorio».

Successivamente sono arrivati gli studi in Enologia, e sono ripresi i viaggi, non più verso Singapore, ma in Borgogna, sempre con l’idea di trovare un confronto tecnico, di imparare dalle avanguardie. «Una cosa bellissima del mondo del vino è il senso di amicizia e di condivisione che si trova nel fare questo lavoro. Ho visitato molte aziende e lavorato in vigna in Borgogna perché sono profondamente convinta del fatto che non sia proficuo rimanere chiusi nella propria azienda. Il confronto, anche a livello tecnico, è fondamentale per progredire, per migliorarsi».

L’azienda di Chiara Condello

  • ettari 4,8 – bottiglie 28.000
  • Fertilizzanti: preparati biodinamici, letame, sovescio
  • Fitofarmaci: rame, zolfo
  • Diserbo: lavorazione meccanica, manuale
  • Lieviti: fermentazione spontanea
  • Uve: 100% di proprietà
  • Certificazione: biologico certificato
  • Premi Slow Wine: Vino Top al Romagna Sangiovese Predappio Le Lucciole Ris. 2019. Vino di rara finezza ed eleganza, la cui parte olfattiva gioca sui piccoli frutti neri e su sensazioni sulfuree, con finale agrumato. La bocca è stratificata e succosa, profonda e scorrevole, segnata da un’importante e ben risolta trama tannica.

La magia dello spungone

Grandi insegnamenti Chiara Condello li ha anche tratti dal terreno che ha la fortuna e l’onore di lavorare, caratterizzato dallo spungone1, che è una particolare formazione geologica tutta locale. Le chiedo qualche informazione tecnica, e mi spiega: «Le mie vigne sono situate a un’altitudine che varia dai 150 ai 360 metri sul livello del mare. Su tutti, la vigna del Lucciole gode di una posizione invidiabile, poiché è situato su un crinale che da un lato beneficia degli effetti del clima appenninico e delle foreste casentinesi, e dall’altro di quelli del clima adriatico. Lo spungone racconta la storia geologica di questo territorio. Tre milioni di anni fa qui c’era il mare Adriatico, e questa roccia di origine pliocenica che conserva tracce di conchiglie, ne è la testimonianza. Lo spungone è la roccia madre del vigneto del Lucciole: dà grappoli piccoli, di acidità più marcata».

Togliere tutto quello che non è fondamentale

Sul sito di Chiara Condello spicca una citazione del poeta e paesologo Franco Arminio: “Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, significa rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio”. Le chiedo – anche se in realtà è abbastanza chiaro – che valore abbiano per lei queste parole. «Il Sangiovese è trasparente» mi dice. «Ossessionata dalla purezza come sono, queste parole significano che il Sangiovese Predappio mi impone di togliere la maschera e raccontare il territorio. Ai miei vini ho imparato a togliere tutto quel che non è fondamentale, a non interferire e a lasciare che evolvano naturalmente, tenendomi un passo indietro. Sposo la filosofia dell’essere poco interventisti, in vigna così come in cantina…».

Sembra poco, addirittura nulla, ma in realtà il lavoro di una giovane vignaiola che ha ben chiaro che la sua missione sia il preservare un equilibrio naturale e partire da un frutto sano e maturo è moltissimo. È un lavoro di tutela di un patrimonio ricco di biodiversità, dove la vigna è inserita in un contesto di boschi, ricco di flora e fauna selvatica. Ed è un lavoro impegnativo nell’assecondare i tempi della fermentazione spontanea, che sono naturali, diversi da quelli che magari si vorrebbero imporre.

Questa filosofia dell’essere poco interventisti impone un ripensamento nel rapporto con la natura, e anche un atteggiamento più delicato e gentile nei suoi confronti. In vigna, ad esempio, Chiara utilizza preparati biodinamici o tisane fatte con erbe spontanee che aiutino i tralci a essere più robusti ed energici. Mi dice: «Ho una casupola dove confeziono i miei preparati. Una delle tisane che utilizzo più spesso è fatta con i fiori di tarassaco. Li raccolgo allo zenit, e li faccio seccare, dopodiché preparo una tisana molto concentrata e la diluisco con l’acqua dei pozzi: la somministro alle piante nell’epoca della fioritura, quando il tralcio inizia a spingere. È un trattamento naturale, che trasmette un grande messaggio di energia alla pianta!».

La crisi, la comunità

Nella nostra chiacchierata, non possiamo trascurare il tema della crisi climatica che, per quanto l’azienda sia giovane, Chiara descrive con dovizia di particolari: «Quando leggo i quaderni del nonno, mi rendo conto di quanto le cose siano cambiate. Lui raccoglieva a inizio ottobre, il suo vino faceva 12,5 gradi. Io, invece, negli ultimi anni ho vendemmiato a inizio settembre, i miei vini arrivano a 14 gradi. In quel mese c’è un mare di differenze».

C’è la preoccupazione per fenomeni sempre più estremi, dalla siccità alle piogge che quando ci sono sono violente, a inverni sempre più caldi come quello attuale che, al momento della telefonata (il 10 gennaio, ndr) aveva riservato solo due notti di gelo.

La missione di una vignaiola come Chiara, in questo quadro tutt’altro che roseo non cambia. È sempre quella di osservare la natura riducendo al minimo il proprio impatto, aiutando le vigne con accorgimenti gentili, e lavorando a un’idea di cure quotidiane per la gestione di problemi come la siccità. Ed è quella di assumersi al massimo la responsabilità di un lavoro che va fatto bene, anche a beneficio di chi verrà dopo di noi. Conclude Chiara: «Per me, è essenziale tenere sempre in considerazione il nostro ruolo di custodi della terra. Siamo di passaggio, e dobbiamo lasciare una buona eredità alle generazioni future. Per me è questa l’idea di un vino giusto: un vino che guardi al futuro e che, nel presente, sia espressione di un progetto di comunità, di un percorso che si fa insieme, per il bene della terra e del territorio».

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

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Note

1. Il territorio della Romagna centrale è contraddistinto dalla presenza, su una fascia di circa 30 chilometri, di un tipo di roccia di colore giallastro, dalla trama grossolana, dura ma anche facilmente sgretolabile, perché bucherellata e ricca di “cariature” e fori, caratterizzato dalla presenza di fossili facilmente identificabili ad occhio nudo, in particolare frammenti di conchiglie. Il suo aspetto caratteristico può ricordare quello di una spugna, e questo probabilmente ha generato il nome locale di “ spungone”. I suoi affioramenti punteggiano in maniera discontinua una fascia nelle prime colline che va dal Faentino al Cesenate, interessando in particolare il territorio dei comuni di Castrocaro, Meldola, Predappio e Bertinoro. 

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