Sotto il Vulcano: Calcagno

23 Febbraio 2024

Franco, Gianni e Giusy. Quella dei Calcagno è la storia di una famiglia di viticoltori alle pendici dell’Etna, ma anche la testimonianza di un’area vitivinicola che, a partire dagli anni Duemila ha conosciuto una trascinante ascesa, tanto da meritarsi l’etichetta di “rivoluzione etnea”.

È Giusy a parlarmi al telefono, e a farsi portavoce di questa famiglia di vignaioli che ha sempre lavorato nel completo rispetto della qualità delle uve. «Io rappresento la quinta generazione di una famiglia contadina. La nostra famiglia e la nostra attività hanno conosciuto un’evoluzione nel 2006 quando mio padre Franco e suo fratello Gianni decisero di imbottigliare per la prima volta un vino che rappresentasse l’essenza del territorio. Prima di loro, era mio nonno a coltivare il vigneto e a conferire la sua uva anche nel Nord Italia e in Francia».

Quando iniziarono questa avventura, i produttori etnei erano poche decine, oggi il loro numero è considerevolmente aumentato, a riprova di come questo territorio stia vivendo un vero e proprio boom che non accenna a fermarsi, complice l’unicità di un vino che reca in sé le evidenti tracce del suolo lavico da cui trae origine.

Vini vivi

Siamo nel territorio comunale di Castiglione di Sicilia, per la precisione nelle Contrade di Feudo di Mezzo e Arcuria, affacciate sul versante nord del vulcano, tra il Parco dell’Etna, dell’Alcantara e dei Nebrodi. È qui che si trovano i vigneti di famiglia Calcagno, cui si aggiungono i vigneti in Contrada Calderara e Milo.

«Le viti ad alberello sono di nerello mascalese e nerello cappuccio per i vini rossi e di carricante per i bianchi. Tra le piante del vigneto ve ne sono anche alcune che hanno 60 o addirittura 100 anni di età». Ma i terreni aziendali non consistono solo di vigne: ci sono anche olivi e alberi da frutto, che danno vita a una realtà multifunzionale e rispettosa della biodiversità.

Calcagno non ha certificazioni bio, ma ogni azione agricola è intrapresa nel pieno rispetto dell’ambiente, e della qualità dell’uva, tanto da meritarsi la Chiocciola sulla guida Slow Wine. «Il futuro dipende dalla conservazione di ciò che siamo e siamo stati e che i nostri vini testimoniano la profonda simbiosi che c’è tra uomo e natura, in una relazione che celebra la terra come spazio umano, dove non c’è distinzione tra l’uomo e la sua opera» amano ripetere in famiglia, intraprendendo azioni che vanno diritte alla naturalità del prodotto.

«Coltiviamo con metodi tradizionali, quelli che abbiamo appreso dai nostri avi: fertilizziamo il terreno col letame e in cantina utilizziamo lieviti indigeni. Lavoriamo con l’obiettivo di far sì che i nostri vini raccontino quel che il nostro vigneto dà».

Calcagno in breve

  • Ettari 6 – Bottiglie 30.000
  • Fertilizzanti: letame
  • Fitofarmaci: rame, zolfo
  • Diserbo: lavorazione meccanica/manuale
  • Lieviti: inoculo di lieviti indigeni, inoculo di lieviti selezionati
  • Uve: acquisto 15%
  • Certificazione: nessuna certificazione
  • Premi Slow Wine: Chiocciola. Siamo orgogliosi di questa realtà, che abbiamo seguito sin dalla sua nascita: una cantina familiare dal puro spirito contadino, che ha fatto della genuinità il suo elemento distintivo. Vino Top e Vino Slow a Etna Rosso Calderara 2020. Al naso offre spunti di arancia sanguinella e pietra focaia. Al sorso è materico, con un succo elevato dal tannino, e una chiusura lunga e voluttuosa.

Le facce dell’Etna

Ed eccoli i “doni” dell’Etna, guadagnati con fatica e impegno. Oltre all’Etna Rosso Calderara, premiato come Vino Slow dalla guida, citiamo tra i rossi l’Etna Rosso Arcuria, che nasce dalla vinificazione di uve di nerello mascalese e nerello cappuccio, a temperatura controllata, dopo 12 mesi in botte di rovere e affinamento in bottiglia per almeno 4 mesi, nasce Arcuria. Un vino rosso fresco e armonico, dal gusto delicato e dal profumo fruttato con note di ciliegia e lampone. Questa freschezza, unita a note di humus e sottobosco, la si avverte anche nel millesimo 2021, nonostante l’annata particolarmente calda. E anche l’Etna rosso Feudo di mezzo, dai profumi intensi e complessi, che restituiscono note di frutti rossi e neri, ciliegie e prugne, sentori minerali, lavici e pietra macinata.

Sul fronte dei bianchi, ecco invece l’Etna Bianco Ginestra, che nasce dalla vinificazione di uve carricante coltivate in vigneti collocati alle pendici dell’Etna. Agrumato, salino, agile: un invito a conoscerlo. E che dire dell’Etna Bianco Primazappa, sapido, etereo e verticale? Noi siamo impazienti di assaggiarne tutta la complessità! Vi segnaliamo inoltre il Riterza, una versione di caricante che rappresenta il risultato di una fermentazione con lieviti indigeni a contatto con le bucce, senza l’uso di solfiti in vinificazione. Il vino illimpidito naturalmente viene imbottigliato senza filtrazione. Dal colore bianco oro, un profumo intenso e un sapore deciso che traducono emozioni di una vigna sulle pendici dell’Etna. Non subisce processi di stabilizzazione forzata e pertanto potrebbe generare, talora col tempo, una leggera precipitazione. 

È la vite a fare l’uomo

Tutti vini dalla forte identità che, come mi racconta Giusy «sono commercializzati per un 60% in Italia, e un 40% all’estero, tra Europa, Stati Uniti e Giappone». Non male, davvero, per una famiglia dalla vocazione contadina che è stata in grado di passare dalle 3000 bottiglie iniziali alle circa 30.000 attuali, guadagnandosi alti riconoscimenti sulle guide più prestigiose e riuscendo al contempo a comunicare un messaggio, poetico, concreto, e quanto mai fondamentale: «È la vite a fare l’uomo». È un riferimento a cui Giusy tiene in particolare che è nato da alcune riflessioni su Salgado e Saramago comparate alla vigna. Queste riflessioni Giusy le ha fatte sue e le racconta sempre così: «Ogni volta cercando di capire non tanto quanto vi sia della vigna nella gente, ma quanto della gente si è trasferito alla vigna». 

Nel caso di Calcagno tutto questo è verissimo!

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

Organizzata da BolognaFiere e Sana da un’idea di Slow Food, Slow Wine Fair è la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. Dal 25 al 27 febbraio 2024, convegni, masterclass, e l’esposizione di circa 1000 cantine italiane e internazionali e oltre 5.000 etichette. La biglietteria sarà disponibile online a fine novembre. Iscriviti alla newsletter per essere aggiornato su tutte le novità. #SlowWineFair2024

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