Rimettere Piacenza sulla mappa: Luretta

16 Gennaio 2024

Oggi vi portiamo in Val Luretta. Situata al crocevia dell’Italia, all’incrocio tra l’asse est-ovest e quello nord-sud del Paese, la collina piacentina è una regione vinicola relativamente poco conosciuta.

La cantina Luretta ha sede qui, in questa valle ancora incontaminata, dal 2001. Questa azienda iconica fu fondata alla fine degli anni Ottanta e attualmente è guidata dall’enologo di seconda generazione Lucio Salamini.

È con lui che abbiamo parlato di ciò che rende questo territorio così speciale, e della vasta gamma di vini Doc che Luretta è in grado di offrire – 16 in totale!

«Tutto ebbe inizio con mio padre, Felice. Mio padre era un allevatore di bestiame e aveva trascorso lunghi anni in Francia lavorando nel settore agricolo. Al suo ritorno in Italia, nel 1988, decise di avviare un’azienda agricola in proprio, dopo aver acquistato dei terreni. La sua priorità erano le vacche di razza limousin, ma nella tenuta c’erano già un paio di ettari di vigneto. Fu così che i miei genitori decisero di cimentarsi anche nella viticoltura».

Nel corso degli anni, con il successo dell’azienda agricola, la tenuta Luretta si è ampliata con l’acquisizione di nuovi appezzamenti di terreno. «Oggi abbiamo circa 50 ettari di terreno, suddivisi tra le diverse valli della zona. La maggior parte si trova in Val Nure, ma abbiamo viti anche in Val Tidone, Val d’Arda, Val Trebbia e, naturalmente, in Val Luretta. Abbiamo cercato gli appezzamenti di terreno con la migliore esposizione e i migliori terreni per la vinificazione». Questo lavoro è stato condotto nell’ambito di una lunga collaborazione con l’enologo Alberto Faggiani.

La posizione esatta dei vigneti è mostrata in questo video:

Pionieri del biologico

Luretta è stata una delle prime cantine della regione a convertirsi all’agricoltura biologica. Inizialmente solo per la produzione dell’uva, a partire dal 1997. Successivamente per il vino stesso a partire dal 2011, quando ciò è diventato possibile grazie alle normative europee.

Il lavoro per garantire la sostenibilità ecologica dell’azienda non si è fermato qui. «Nel 2017 ho iniziato a chiedermi se le nostre tecniche agricole garantissero davvero la salute del suolo. Insieme all’Università Cattolica di Piacenza abbiamo condotto un’analisi su questi appezzamenti di terreno che a quel punto erano coltivati con metodi biologici da 20 anni. Li abbiamo poi confrontati con i vigneti convenzionali dei nostri vicini. Non sorprende che i risultati abbiano mostrato un livello di biodiversità significativamente più alto nei nostri terreni: il segno di una terra viva».

I vini

Tra la vasta gamma di vini prodotti nei 50 ettari di vigneto, ci soffermiamo su alcuni di essi. In omaggio al legame della cantina con la Francia, c’è un pinot nero fresco, morbido ed elegante, l’Achab. Le uve di questo vino sono coltivate in un vigneto di un solo ettaro chiamato Corte. Più rappresentativo della tradizione vinicola locale è invece L’Ala del Drago, un Gutturnio. Questo blend di uve barbera e croatina è fortemente legato alla collina piacentina. La versione di Luretta si distingue per il panorama aromatico e il profilo croccante.

Per quanto riguarda i bianchi, il vitigno più significativo coltivato a Luretta, e in generale nella regione, è la malvasia. Nello specifico ci riferiamo alla malvasia aromatica di Candia, che si pensa sia stata importata anticamente dalla Grecia via Venezia. Qui viene proposta in tre versioni. Il primo è un vino da tavola fermo, Boccadirosa, recensito nell’ultima edizione della guida Slow Wine. Poi un vino da dessert, Le Rane, e Nevermore, un passito invecchiato per otto anni in botti di rovere, ciliegio, castagno e acacia.

L’azienda in breve

  • ettari 5 – bottiglie 288.000
  • Fertilizzanti: letame, letame in pellet
  • Fitofarmaci: rame, zolfo
  • Diserbo: lavorazione meccanica/manuale
  • Lieviti: fermentazione spontanea, inoculo di lieviti indigeni
  • Uve: 100% di proprietà
  • Certificazione: biologico certificato

Puck: una direzione di marcia più leggera

Nel 2020 Luretta ha introdotto nella sua gamma una nuova serie di vini che pongono l’accento sulla leggerezza e sulla bevibilità. «Vini gioiosi, giovani e fruttati per le notti di mezza estate», come dice Lucio. Non a caso prendono il nome dal folletto dispettoso dell’opera di Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate. Queste bottiglie di facile beva, con tappo a vite, sono affinate solo in acciaio. La versione rossa è un blend di cabernet sauvignon e barbera, quella bianca un blend di malvasia e chardonnay, mentre il rosé è un blend di croatina e merlot.

Lucio Salamini. Ph. Slow Food intervista video (in Italian) con il produttore a Slow Wine Fair 2023.

«Questi vini sono stati pensati originariamente come perfetti per il mercato dell’esportazione, che oggi richiede molti vini rossi di corpo leggero rispetto al passato. Poiché sono pensati per essere bevuti giovani, sono invecchiati solo in acciaio e non hanno tappi di sughero. Li stiamo anche imbottigliando in bottiglie di vetro più leggere per ridurre ulteriormente l’impatto ambientale della produzione, oltre a utilizzare carta riciclata per le scatole» ci racconta Lucio.

Vermouth e altro

Oltre a un legame con la Francia, la cantina di Lucio Salamini ha anche un’evidente connessione con il Friuli Venezia Giulia, di dove è originario l’enologo Alberto Faggiani. «Sebbene si possa pensare che il vermouth sia un prodotto piemontese, sono stati gli amici di Alberto in Friuli a ispirarci a provare a fare un vermouth. Dalla collaborazione con la Liquoreria Friuliana è nato Luretta Vermut, l’unico vermouth al mondo prodotto con uve di malvasia aromatica di Candia, insieme a una miscela di erbe e spezie».

Ci sono anche nuovi progetti all’orizzonte. «Sperimentiamo continuamente. Alcuni esperimenti funzionano, altri no. È così che va il mondo. Per esempio, abbiamo provato più volte a produrre un vino da tavola fermo con sole uve croatina. Alcuni anni ha funzionato, ma non tutti gli anni. Non è stato un successo commerciale. Stiamo anche lavorando a un nuovo spumante metodo classico che sarebbe un blanc de noir, prodotto solo con uve pinot nero. Anche la Malvasia Boccadirosa è iniziata come un esperimento, lasciando il mosto con le uve per 24 ore prima di iniziare la fermentazione. Solo attraverso un approccio coraggioso, per tentativi ed errori, i viticoltori possono testare i propri limiti e raggiungere nuove vette».

Auguriamo a Lucio Salamini e a tutto lo staff della Luretta la migliore fortuna nel tentativo di riportare i colli piacentini sulla mappa del vino italiano! Venite a provare di persona i loro vini a Bologna dal 25 al 27 febbraio 2024.

di Jack Coulton, info.eventi@slowfood.it

Organizzata da BolognaFiere e Sana da un’idea di Slow Food, Slow Wine Fair è la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. Dal 25 al 27 febbraio 2024, convegni, masterclass, e l’esposizione di circa 1000 cantine italiane e internazionali e oltre 5.000 etichette. La biglietteria è disponibile online. Iscriviti alla newsletter per essere aggiornato su tutte le novità. #SlowWineFair2024

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