Il piacere di fare bene il proprio lavoro: Marco Carpineti

08 Dicembre 2023

L’avventura di Marco Carpineti inizia molti anni fa, da una piccola casa di campagna con un pergolato di uve lungo la via Francigena. Siamo nelle campagne di Cori, a sud di Roma, e la storia di questa casa è la storia di un futuro ricevuto in eredità, fatto evolvere, e messo a disposizione degli altri.

A quella casa di campagna, infatti, si aggiungono negli anni tenute che oggi costituiscono la base del progetto Terrae: Tenuta Capolemole a Cori, Tenuta San Pietro a metà tra i parchi naturali di Torretta Vecchia e Ninfa, Tenuta Pezze di Ninfa a Norma e Tenuta Antoniana a Sermoneta. Luoghi bellissimi, mantenuti il più possibile incontaminati da una filosofia di vita e di lavoro rispettosa delle risorse naturali. Quando Marco Carpineti riassume la propria filosofia produttiva dicendo che è ispirata dal piacere di fare bene il proprio lavoro, ha già detto molto. Perché in quel piacere è racchiusa un’etica che guarda al territorio e alle persone, a 360 gradi.

Biologico per legge

Quel piacere non può che partire dall’agricoltura biologica, dalla scelta di pesare il meno possibile sull’ambiente. Marco Carpineti non usa mezze misure: «Il biologico ha convinto tutti della sua bontà, dovrebbe essere imposto per legge. Non possiamo mangiare o bere veleno».

In un’affermazione così perentoria sta la visione di chi non vede altre alternative a un’agricoltura che limiti il più possibile il proprio impatto sull’ambiente, e che dia origine a prodotti sani, non avvelenati dalla chimica.

«Continuo a dire di fare il meno possibile, di togliere, e sembra quasi che non si faccia nulla» si schermisce. E continua: «In realtà l’approccio biologico e l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente non possono che partire da una conoscenza profonda della pianta e del suo ciclo di vita».

E questa conoscenza profonda della pianta, e della natura è, in realtà, un lavoro estremamente difficile. Lo si può vedere, ancora di più, di fronte alla crisi climatica che stiamo affrontando. Col caldo estremo la tentazione di aiutare le piante potrebbe essere forte. Marco Carpineti, come molti produttori biologici, è convinto del contrario: «L’irrigazione va fatta solo come soccorso. Anche in periodi di caldo estremo, le piante vanno abituate a resistere, non vanno viziate. Dobbiamo cercare quanto più possibile di costringerle ad andare in profondità, ottenendo naturalmente dal terreno tutto ciò di cui hanno bisogno».

Naturalità in cantina

Tutto il lavoro portato avanti in vigna si rispecchia ovviamente anche nelle lavorazioni in cantina. Commenta Carpineti: «La naturalità la ricerchiamo ovunque. In vigna, la conoscenza approfondita delle piante ci porta a praticare un’agricoltura rispettosa. In cantina, la conoscenza approfondita della materia prima, dell’uva, ci porta a filtrare pochissimo, a ricorrere alle fermentazioni spontanee, e ad aspettare di più per ottenere il prodotto che abbiamo in mente».

Marco Carpineti in breve

  • ettari 70, bottiglie 360.000
  • Fertilizzanti: compost, preparati biodinamici, letame in pellet, sovescio
  • Fitofarmaci: rame, zolfo, preparati biodinamici
  • Diserbo: lavorazione meccanica/manuale
  • Lieviti: inoculo di lieviti indigeni e selezionati
  • Uve: 100% di proprietà
  • Certificazione: bilogico certificato
  • Premi Slow Wine. Chiocciola. A due passi dal giardino di Ninfa di Cori nel 1986 è nata questa azienda, figlia di un sogno lasciato in eredità a Marco Carpineti da suo padre. A distanza di oltre 30 anni quel progetto ha sparigliato le cartee scritto la storia del vino laziale, e non solo. Vino Slow a Extra Brut Kius 2019. Vino di una grande piacevolezza in bocca, con il suo incedere brioso e verticale ci stupisce ogni anno.

L’amore per gli autoctoni

Abbuoto, bellone, greco nero, nero buono… Anche quando andava di moda piantare i vitigni internazionali, Marco Carpineti si è invece rivolto ai vitigni tipici del luogo, recuperandoli e facendoli diventare parte integrante del suo progetto di vita.

«La nostra scelta non poteva che ricadere sugli autoctoni. L’ultimo a cui ci stiamo dedicando è l’abbuoto. È un vitigno pregiato e antichissimo, tanto che ne parlarono Columella e Orazio nei loro trattati e poemi. Per me non avrebbe senso guardare ai vitigni internazionali: gli autoctoni sono parte fondamentale di questa filosofia che guarda al territorio e alle sue risorse».

Ma attenzione: questo lavoro di recupero è tutto fuorché un’operazione museale, perché da queste uve si ricavano anche prodotti fortemente innovativi, e con un’indubbia attrattiva per il mercato estero. Un esempio su tutti? Lo spumante metodo classico biologico nato dalle uve di bellone e di nero buono: si chiama Kius, ed è uno dei marchi di fabbrica di casa Carpineti. KIUS è una parola che non esiste: solo così è potuto nascere lo spumante metodo classico direttamente dal futuro dell’agricoltura.

Un altro esempio è lo Nzù Nero Buono, un vino biodinamico che, dopo una prima fase di fermentazione naturale,affina nelle anfore nate dall’argilla selezionata dalle colline di Cori. Il nero buono, così, esprime appieno le proprie potenzialità, raccontando le sfumature delle terre vulcaniche e ferrose da cui nasce.

Una scelta premiata dal mercato. «Oggi i nostri vini li vendiamo anche all’estero: in Francia e in molti paesi europei, negli Stati Uniti e in Canada, in Asia e in Australia… È per me un onore mostrare il valore dei nostri vitigni autoctoni».

Viti e olivi

L’agricoltura biologica e l’amore per gli autoctoni sono una cifra di tutta la produzione di Carpineti. Oltre ai vini, l’azienda è specializzata nella produzione di un olio extravergine di oliva da cultivar itrana, che fa parte del Presidio dell’olio extravergine italiano e si chiama Mò Mò.

Nasce dai migliori ulivi antichi, incastonati fra le rocce dei nostri terreni più impervi e coltivati con metodi da agricoltura biologica.

Il benessere va condiviso

Guardare al territorio, però, non significa solo avere a che fare con la terra, con le piante, con il paesaggio. Del territorio fa parte anche la comunità di persone che lo abitano. E Marco Carpineti questo lo sa benissimo: «Faccio bene il mio lavoro, perché ne possano godere anche gli altri. Oggi in azienda lavorano i miei figli, circa 40 collaboratori diretti, e lavoratori esterni. Mi riempie il cuore pensare che il benessere aziendale sia un benessere condiviso da tutti quelli che lavorano qui, e anche dal consumatore finale».

Ecco, in questa logica di fare bene il proprio lavoro rientra tutto quel che ci piace del vino: un’agricoltura sana, la conoscenza della pianta, la promozione del territorio, la consapevolezza di lavorare non per se stessi ma per gli altri. Alla faccia del non fare nulla di cui si diceva all’inizio. Qui a Cori si sta facendo moltissimo. E lo si sta facendo bene.

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

Organizzata da BolognaFiere e Sana da un’idea di Slow Food, Slow Wine Fair è la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. Dal 25 al 27 febbraio 2024, convegni, masterclass, e l’esposizione di circa 1000 cantine italiane e internazionali e oltre 5.000 etichette. La biglietteria è disponibile online. Iscriviti alla newsletter per essere aggiornato su tutte le novità. #SlowWineFair2024

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