Un’oasi di biodiversità a Santo Stefano Belbo: Marco Capra

02 Dicembre 2023

Santo Stefano Belbo, al confine tra le Langhe e il Monferrato, è famoso per aver dato i natali a uno dei più influenti scrittori italiani, Cesare Pavese. Ma è anche la casa di numerosi produttori di vino, tra cui Marco Capra.

I suoi cui vigneti si estendono sulle colline circostanti, con parcelle nei vicini comuni di Canelli, Camo e Costigliole d’Asti.

Se questo angolo di Piemonte troppo spesso identificato come luogo di produzione di spumanti e moscati, i vigneti di Marco Capra raccontano anche un’altra storia. Sono infatti una vera e propria oasi di diversità, dove ogni uva viene coltivata sul terreno che le è più congeniale. Non a caso, Marco ha reso l’azienda di famiglia una realtà di riferimento per la produzione artigianale di Santo Stefano Belbo. Come ovunque, però, quest’anno è stato un duro lavoro.

I giorni senza pioggia

«L’azienda si sviluppa su 26 ettari, alcuni in affitto, altri di proprietà. Seguiamo noi stessi, in autonomia, l’intero processo produttivo, dalla potatura delle viti all’imbottigliamento. Ma nel 2022, ad esempio, è stato come se avessimo solo 17 ettari di terreno, perché la siccità è stata catastrofica per le nostre uve. Per alcune parcelle la resa è scesa del 20%, in altre addirittura del 40%»

Una vista del Monviso dai vigneti di Marco Capra a Santo Stefano Belbo. Foto: Marco Capra

Le difficoltà della viticoltura di fronte ai cambiamenti climatici sono un tema ricorrente nella nostra conversazione. Il Piemonte, in particolare, nel 2022 ha sofferto una prolungata siccità, che non è iniziata in estate. Infatti, lo scorso inverno, all’inizio dell’anno, ci sono stati oltre 100 giorni consecutivi senza pioggia, seguiti da un’estate più calda di oltre tre gradi rispetto alla media del periodo 1971-2000, e con il 50% di precipitazioni in meno rispetto alla norma. I fiumi sono rimasti a secco e gli agricoltori di tutta la regione hanno sofferto, viticoltori inclusi.

Marco Capra in breve

  • Ettari 22 – Bottiglie 85.000
  • Fertilizzanti: letame, letame in pellet, sovescio
  • Fitofarmaci: chimici di sintesi, rame, zolfo
  • Diserbo: lavorazione meccanica/manuale
  • Lieviti: fermentazione spontanea, inoculo di lieviti selezionati
  • Uve: acquisto 10%
  • Certificazioni: nessuna certificazione

Le viti sono come persone

Afferma Marco: «Le viti sono come le persone. Invecchiano in modo diverso l’una dall’altra. Alcune sono più forti, altre più deboli. La siccità di quest’anno le ha messe davvero a dura prova, e molte non sono sopravvissute. Le viti esposte a sud hanno ovviamente sofferto di più. E, a essere onesti, non importa molto di quale vitigno stiamo parlando. Non posso dire che alcuni abbiano resistito meglio di altri. Il fattore determinante è stato il numero di ore in cui le viti sono state esposte alla luce solare diretta».

Marco e il suo team nella vigna. Ph Marco Capra

E i vini? Quelli dell’azienda di Marco ne hanno fatta di strada da quando questa fu fondata nel 1945 dal suo bisnonno. Racconta Marco: «Il mio bisnonno vendeva molto mosto alla Gancia e, mentre il vino che produceva lo vendeva sfuso. Mio nonno fece un ulteriore passo avanti, vendendo il vino in damigiana. Mio padre fu il primo a imbottigliarlo. Oggi produciamo un’ampia gamma di stili, dal Moscato d’Asti dolce agli spumanti secchi Metodo Classico, passando per i rossi, i bianchi e i rosati».

«Qui c’è un mix di vitigni locali e internazionali, la prima categoria comprende il dolcetto e la nascetta, un’uva bianca ancora rara, coltivata da pochi produttori nelle Langhe. Tutte le varietà coltivate vengono imbottigliate in purezza, a eccezione del Metodo Classico, realizzato con uve chardonnay e pinot nero. «Il nostro Metodo Classico si chiama Seitremenda ed è dedicato a mia figlia. Il Nebbiolo, Testanvisca, è dedicato a mio figlio. Se il Piemonte è ricchissimo di Nebbioli, nel mio ho voluto creare qualcosa di diverso, con una sua originalità, utilizzando legni austriaci».

di Jack Coulton, info.eventi@slowfood.it

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