La terra nelle vene: Nicholas Altare

31 Dicembre 2023

Il nostro andar per vigne e per cantine ci porta oggi a breve distanza da Bra, per la precisione a Dogliani. È qui che abbiamo la fortuna e il piacere di incontrare Nicholas Altare, giovane viticoltore di Langa, che tuttavia ha già tanto da insegnare.

Le sue vigne, in Borgata Valdiberti, circondano la cantina da più lati. La prima cosa che si nota, a colpo d’occhio, è il senso di ordine che domina i filari, come se si trattasse di un giardino fatto di viti.

Nicholas Altare è un giovane produttore, ma la sua famiglia è attiva nel campo della viticoltura da ben cinque generazioni. È cresciuto tra le vigne e non ha mai dubitato che tra le vigne avrebbe proseguito il proprio percorso.

«Ho preso in mano un’azienda che ha sempre praticato agricoltura e viticoltura. I miei antenati coltivavano biodiversità prima ancora che la parola diventasse di uso comune. Nella nostra azienda c’erano l’orto, il grano, granturco, le viti, i boschi, piante da frutto. Tutto questo serviva loro per sopravvivere. Fin da piccolo ero attratto dalla terra e dalla campagna. Appena potevo salivo sul cingolo di fianco a mio papa’ ed ero felice. Crescendo pian piano ho iniziato a imparare i diversi lavori: a potare, a legare, a fare la scarzolatura… Lavorare la terra è sempre stato nelle mie vene».

Non si finisce mai di imparare

L’azienda, con lui, prende però una direzione un po’ diversa, e lo fa quando conosce un secondo padre – si può dire – ossia Ferdinando Principiano, uno dei barolisti più iconici del mondo del vino. A un certo punto, le loro strade si intrecciano, e i suoi insegnamenti portano nuova linfa nella vita di Nicholas.
 
«Prendere una strada diversa dalla viticoltura non mi è mai venuto in mente, ma anni fa sono stato quasi obbligato a farlo, perché quando ho interrotto gli studi ho dovuto rimboccarmi le maniche e cercare un lavoro. Ho dovuto cercare altrove, perché mio padre non poteva permettersi di pagarmi lo stipendio – rivendendo le sue uve i suoi compensi non erano sufficienti a mantenerci entrambi –, così ho trovato lavoro in una falegnameria. Mi sono adeguato, ma quando la falegnameria ha iniziato ad andare male ho preso il telefono e ho fatto quella chiamata che mi ha cambiato la vita. Ho cercato un lavoro che corrispondesse alle mie aspirazioni, che fosse il migliore per me e che guardasse alla terra, e ho chiamato Ferdinando».

Il suolo fertile, ph. Nicholas Altare

Continua Nicholas: «Lo avevo già conosciuto l’anno prima perché, sapendo che in famiglia abbiamo sempre lavorato le vigne in modo naturale e pulito, aveva acquistato delle uva da noi. Quella telefonata mi fece comprendere che era la persona giusta, una persona di cuore e che non avrei fatto un errore nel cambiare lavoro. La settimana dopo avevo già iniziato a lavorare con questa meravigliosa famiglia – non solo Ferdinando, ma anche la moglie Belen, donna dalle mille qualità. Da Ferdinando ho imparato tantissimo. I suoi irrinunciabili insegnamenti sono sicuramente:  prendersi cura delle viti, conoscere le mancanze in vigna, dedicarsi al pulito, in cantina e nei vigneti, riconoscere l’importanza della biodiversità. Amare la terra e la natura che ci circonda, assaggiare e conoscere i vini… Ferdinando è una grande persona, e non ho ancora smesso di imparare da lui».

La lunga estate calda

Con Nicholas, come con molti altri viticoltori di cui avremo occasione di parlare nel percorso di avvicinamento alla Slow Wine Fair, ci confrontiamo su uno dei temi cardine di questa edizione dell’evento: il cambiamento climatico, che ha toccato tutti quelli che lavorano in campagna.

«Il 2022 (l’anno in cui abbiamo realizzato l’intervista, ndr) è stato un anno caldissimo con zero piogge. Vorrei potermi dimenticare la siccità come l’abbiamo sperimentata. Durante l’estate siamo passati più volte a bagnare le barbatelle per farle sopravvivere a quel caldo infernale. Rispetto agli anni scorsi, abbiamo tolto la metà delle foglie per fare stare le uve al piu’ fresco e riparate dai raggi solari. Per lo stesso motivo, per proteggere l’uva, non abbiamo cimato. La siccità ci ha dato acini molto piccoli, e la sofferenza delle piante si poteva notare anche dalle foglie. In autunno non fa freddo. Le temperature sono sopra la media e delle foglie sono ancora attaccate ai tralci. Nelle annate passate, normali, la temperatura era decisamente più bassa, di foglie sui tralci non c’era traccia e avevamo già iniziato la potatura. È come se le piante fossero confuse e non sapessero in che stagione si trovano. La mia paura è che più andiamo avanti peggio sarà». 

L’azienda di Nicholas Altare

  • ettari 3 – bottiglie 15.000
  • fertilizzanti: letame in pellet, sovescio
  • fitofarmaci: rame, zolfo
  • diserbo: lavorazione meccanica / manuale
  • lieviti: fermentazione spontanea
  • uve: 100% di proprietà
  • certificazione: nessuna certificazione
  • premi Slow Food: Vino Top e Vino Slow al suo Dogliani 2022. Bella annata per questo vino dall’animo gentile, ma di carattere. Cenni freschi e stimolanti di frutti rossi, tannino setoso e sorso pieno ne fanno un Dolcetto luminoso e saporito.

La natura sa ripagare

Come Slow Food, abbiamo canoni molto dettagliati per descrivere un vino buono, pulito e giusto, e li abbiamo definiti anche grazie al confronto costante con i produttori e con chi ha aderito fin dal primo momento alla Slow Wine Coalition. Ognuno, secondo la propria storia, esperienza, sensibilità, aggiunge un tassello a questa visione, che infatti nel corso di Slow Wine Fair 2023 si perfezionerà ulteriormente, portando a una revisione – e a un arricchimento del manifesto.

La vigna giardino, ph. Nicholas Altare

«Il vino buono per me è stappare una bottiglia per cena chiacchierando e ridendo e, senza accorgersene, arrivare a ordinarne una seconda. Il vino pulito, invece, è quello che quando lo bevi ti fa comunque alzare bene la mattina seguente, bruciori o stanchezza. È quello che magari, quando lo annusi riesci a sentire profumi, a riconoscere un terroir, la zona , il vitigno… Sono tutti elementi che, per me, fanno parte del vino pulito. L’elemento del giusto, invece, lo riconnetto al modo in cui lavoriamo la terra e in cui portiamo rispetto al territorio senza andare a compromettere la fertilità del suolo, la flora o la fauna. Se noi lavoriamo nel modo giusto sono convinto che otterremo un vino giusto, perché la natura sa ripagare».

Organizzata da BolognaFiere e Sana da un’idea di Slow Food, Slow Wine Fair è la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. Dal 25 al 27 febbraio 2024, convegni, masterclass, e l’esposizione di circa 1000 cantine italiane e internazionali e oltre 5.000 etichette. La biglietteria è disponibile online. Iscriviti alla newsletter per essere aggiornato su tutte le novità. #SlowWineFair2024

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