Equilibrio, finezza e il legame col territorio: Mulit, Slovenia

14 Dicembre 2023

Situata nel cuore della Slovenia, la regione di Brda vanta una ricca tradizione vinicola, caratterizzata da paesaggi diversi, microclimi distinti e una dedizione ai vitigni autoctoni.

È in questo contesto che si sviluppa la storia della cantina Mulit, in un percorso di evoluzione e impegno nella produzione di vini che riflettono il terroir unico di Brda.

Abbiamo parlato con Tjaš Prinčič dei metodi produttivi e della missione di Mulit in vista di Slow Wine Fair, dove saranno presenti insieme ad altre centinaia di espositori.

Slow Food: Quando è stata fondata Mulit e come si è evoluta neegli anni?

Tjaš: il nome Mulit ha identificato inizialmente un blend rosso, realizzato a partire dal 1997 da mio padre, l’agronomo Boleslav Prinčič. Voleva vinificare un blend di merlot, cabernet sauvignon e syrah da un’unica parcella di terreno. Il concetto di cuvée con potenziale di invecchiamento era all’epoca una novità nella regione. A renderlo ancora più interessante fu l’aggiunta dell’uva syrah, una novità nella regione di Brda. L’aggiunta di un po’ di syrah fu inizialmente una decisione stilistica e un allontanamento dal classico vino “stile Bordeaux”.

A mio padre sembrò dunque naturale introdurre nel 2005 un secondo blend proveniente dai vigneti storici della famiglia. Questo vino, il Mulit Belo (che significa bianco), è stato inizialmente immaginato come una versione più “fresca” con un profumo brillante. L’uso di varietà internazionali come lo chardonnay, il sauvignon blanc e il viognier, introdotte in cantina dallo stesso Boleslav, si combinava all’impiego di varietà locali come la rebula (ribolla gialla) e la pika, che conferiscono vivacità e sapidità al vino.

Per molto tempo l’azienda ha fatto parte del portafoglio di Kmetija Prinčič. Solo nel 2010 Mulit è diventato un marchio indipendente quando mio fratello Peter e io abbiamo assunto il controllo del vigneto, segnando l’inizio di una nuova era.

I vigneti con colture di copertura a Mulit, Brda, Slovenia.

Nel contesto regionale, Mulit ha contribuito a sviluppare le pratiche enologiche tradizionali o se ne è discostato?

Negli anni Ottanta e Novanta, a Brda le pratiche di viticoltura e vinificazione si sono evolute verso l’aumento della qualità complessiva delle uve. Nell’ambito di questo movimento, mio padre Boleslav è stato il primo nella zona a reintrodurre il sistema di allevamento a guyot singolo. A partire dalla metà degli anni Novanta ha iniziato a introdurre due varietà di uva (prima syrah, poi viognier) che potevano affrontare meglio i mesi più caldi. Negli ultimi 20 anni abbiamo prestato molta attenzione alla crescita delle uve, pianificando e adattandoci al ritmo della stagione, raccogliendo le uve a diversi stadi di maturazione e proteggendole dal calore eccessivo. Questo significa lavorare con precisione in ogni singolo appezzamento. Questa costante attività di osservazione e valutazione influenza ovviamente le nostre pratiche di vinificazione da una vendemmia all’altra.

Per citare una pratica enologica che abbiamo adottato nelle ultime annate, possiamo parlare di pressatura a grappolo intero per i nostri bianchi. Perché abbiamo scelto di iniziare a farlo? Perché ci permette di ottenere un succo più delicato e meno amaro. Inoltre, non c’è bisogno di pulire la diraspatrice, quindi possiamo risparmiare acqua, energia e tempo!

Come ha influito sull’espressione delle uve la recente espansione dei vostri vigneti, soprattutto quelli caratterizzati da maggiori escursioni termiche?

Nel 2020 abbiamo ampliato il nostro vigneto, ereditando alcuni terreni dalla famiglia di mia madre, anch’essa viticoltrice a Brda. Questi appezzamenti di terreno si trovano in zone più fresche, vicino a un bosco e a un ruscello, con notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte durante la stagione di crescita. Il terreno è un po’ più pesante, con strati di argilla più evidenti, e l’uva matura più lentamente, quindi la stagione di crescita è più lunga. I vini che ne derivano sono più freschi, più fruttati e forse meno strutturati.

Nel 2021 e 2022 abbiamo messo in produzione due vini provenienti da questi nuovi vigneti, uno Chardonnay e un Merlot, che sono i nostri primi vini monovitigno.

Il team di Mulit nel vigneto

Il nome Mulit deriva dai fossili di nummulite presenti nel terreno. In che modo il paesaggio e la geologia locali influenzano il carattere dei vini Mulit?

Sì, il nome Mulit deriva dai nummuliti, una tipologia di fossili presenti nel nostro suolo. Il flysch locale è il sedimento di un antico oceano dell’Eocene ed è composto da diversi strati: per lo più marna, argilla, calcare e arenaria. Queste rocce sono a grana fine e ricche di carbonato di calcio. Questo terreno è drenabile, ma anche in grado di trattenere l’umidità per lunghi periodi di tempo. Questo aspetto è importante, soprattutto nelle annate più calde, quando lo stress idrico può essere un problema. La chimica del suolo ha un effetto diretto e indiretto sulla mineralità dei vini, così come il clima submediterraneo. La vicinanza delle Alpi Giulie e l’aria più fresca che esse portano, che si mescola con quella più calda proveniente dal Golfo di Trieste, sono all’origine della freschezza e della struttura peculiari dei nostri vini.

Qual è il rapporto tra viticoltura e ambiente circostante?

Il nostro background agricolo è misto: non coltiviamo solo uva. Oltre alla vite, coltiviamo vari tipi di frutta e colture, oltre a gestire il bosco circostante. Siamo attivamente coinvolti nella conservazione del paesaggio storico di Brda, e lo facciamo coltivando alberi da frutto – ciliegie, pesche, albicocche, olive – e soprattutto non espandendo i vigneti in nuove aree. Ciò che cerchiamo di comunicare attraverso questa pratica è che la viticoltura era e dovrebbe rimanere parte dell’ambiente naturale, e non esistere come una sorta di ecosistema a sé stante. L’arte della viticoltura dovrebbe far parte di un approccio più olistico all’ecologia e alla gestione del territorio. Questa è la nostra filosofia.

Data l’enfasi sui princìpi dell’agricoltura biologica, in che modo Mulit affronta le sfide nel vigneto e quali misure vengono adottate per preservare la salute del suolo e la biodiversità?

La salute del suolo è fondamentale per la salute delle viti e per garantire la salute dei nostri terreni è necessaria una visione a lungo termine della loro gestione. Abbiamo adottato diverse tecniche per sostenere un alto livello di materia organica, ricca di microrganismi. Il nostro obiettivo è stimolare l’attività microbica nel suolo arieggiandolo, utilizzando colture di copertura, concimando con letame quando necessario e, cosa molto importante, riducendo l’uso di trattamenti con solfato di rame. Siamo consapevoli del fatto che si tratti di obiettivi ambiziosi, ma nelle nostre condizioni climatiche è impossibile coltivare l’uva senza porceli. Detto questo, vorremmo ridurre questo tipo di trattamenti al minimo indispensabile.

Il paesaggio di Brda

Guardando avanti, ci sono progetti o obiettivi futuri che ti entusiasmano particolarmente?

Continueremo a consolidare i nostri blend di punta: il Mulit Belo e il Mulit Rdeče. Detto questo, nel 2023 abbiamo iniziato a gestire alcuni vecchi vigneti che saranno gradualmente integrati nella cantina. Questi si trovano su terreni più alti, caratterizzati da un suolo più leggero e ben drenabile. Da queste parcelle vogliamo ottenere vini raffinati e facili da bere: solo il tempo ci dirà se ci riusciremo! Equilibrio, finezza e legame con il territorio: questa sarà la chiave del successo di tutti i nostri sforzi.

Come vedete il vostro ruolo nella promozione di pratiche sostenibili e nell’educazione dei consumatori sull’importanza della salute del suolo nella vinificazione?

Come viticoltori cerchiamo di mettere in pratica la sostenibilità in diversi modi. Ma, in linea con il tema di Slow Wine Fair 2024, se vogliamo concentrarci sulla salute del suolo, possiamo sottolineare che l’importanza di aumentare la sostanza organica nel terreno, di prevenire l’erosione, di mantenere il suolo coperto e di ridurre al minimo le lavorazioni sono elementi centrali del nostro lavoro. I nostri antenati erano agricoltori e probabilmente non hanno sentito parlare molto dei risultati della Rapporto Bruntland noto col titolo di Our Common Future, ma sapevano già come amare e trattare il suolo, la terra. È una cosa semplice che ci hanno tramandato e che continuiamo a condividere con gli altri: un suolo sano significa cibo più sano per tutti!

Venite a degustare l’equilibrio e la finezza del paesaggio del Brda attraverso i vini di Mulit alla Slow Wine Fair 2024!

di Jack Coulton, info.eventi@slowfood.it

Organizzata da BolognaFiere e Sana da un’idea di Slow Food, Slow Wine Fair è la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. Dal 25 al 27 febbraio 2024, convegni, masterclass, e l’esposizione di circa 1000 cantine italiane e internazionali e oltre 5.000 etichette. La biglietteria è disponibile online. Iscriviti alla newsletter per essere aggiornato su tutte le novità. #SlowWineFair2024

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