Dove Barbera e Sangiovese si incontrano: Tenuta il nespolo

21 Dicembre 2023

Moasca è una sorta di gemma nascosta nel panorama vinicolo piemontese. Situato in Alto Monferrato appena a nord del suo più famoso vicina, Canelli, il cui nome è indissolubilmente legato alla produzione delle bollicine di Asti Docg, questo paese di appena 500 abitanti ospita Tenuta Il Nespolo.

Tenuta Il Nespolo fa parte dell’Associazione esCAMOtage impegnata nella promozione del Moscato. Sebbene le vigne qui risalgano agli anni Sessanta, l’azienda ha cambiato nome con il passaggio delle redini da padre a figlio. Si è trattato di un atto di rinascita da parte di Luca Amerio, cui è conseguito il reimmaginarsi le possibilità dell’aziensa. Abbiamo parlato con Luca di come tradizione e innovazione si incontrino in vigna e in cantina, e del suo impegno per la sostenibilità e la fertilità del suolo.

Slow Food: Partiamo dall’inizio. Quando è stata fondata l’azienda, e quando è stata rifondata?

Luca Amerio: La Tenuta Il Nespolo esiste ufficialmente solo da pochi anni. Ma l’azienda familiare da cui è nata risale agli anni Sessanta, quando mio nonno Giovanni produceva vino. Mio padre Domenico e mio zio Enzo hanno preso il suo posto, fino a che non sono subentrato io, nel 2019. Dopo aver completato gli studi, ho affinato le mie capacità in un’altra azienda vinicola (Scarpa), quindi quando i miei mi hanno comunicato la loro intenzione di andare in pensione sono stato felice di poter raccoglierne l’eredità e di “tornare a casa”.

C’è stato un cambiamento nell’approccio alla vinificazione quando sei subentrato tu?

Sì. Mio padre, avendo imparato da chi lo aveva preceduto, aveva un approccio più tradizionale. Io invece ho adottato un approccio più rispettoso della materia prima, e ho cambiato in un certo senso la prospettiva. Per me, tra l’80 e il 90% del lavoro si svolge in vigna, per garantire uve sane e con le caratteristiche desiderate. L’obiettivo in cantina è semplicemente quello di preservare e valorizzare quanto ottenuto in vigna. Detto questo, devo dire che non sono un grande sostenitore della certificazione biologica, perché le restrizioni che impone sono a volte troppo generiche. Per esempio, in agricoltura biologica il limite per la quantità di rame che si può usare è lo stesso in Piemonte e in Sicilia, ma le esigenze di trattamento differiscono notevolmente tra i terreni delle due regioni. Io uso il rame, ma non sono certificato biologico.

Luca Amerio presso la Tenuta Il Nespolo. Ph. Valentina Malone

Perché hai deciso di chiamare l’azienda Tenuta il Nespolo?

Perché fuori dal cancello d’ingresso, c’è un nespolo piantato da mio nonno negli anni Sessanta. I suoi frutti arancioni assomigliano ad albicocche e, quando cadono a terra in estate si crea un bel po’ di confusione. Quando sono subentrato, ho capito che dovevo prendere una decisione: o tagliare l’albero o rinominare l’azienda in suo onore. L’albero ha vinto e ora devo occuparmi dei frutti caduti.

Anche le vigne hanno la stessa età dell’albero di nespolo?

Sì, proprio così: le viti più vecchie risalgono agli anni Sessanta, quando questa era un’azienda agricola più diversificata e la mia famiglia viveva qui insieme ad altre famiglie di agricoltori. Allora la coltivazione della vite non era l’attività principale, che era invece rappresentata dalle nocciole e dagli alberi da frutto.

Oltre alle uve, ti dedichi ancora ad altre colture?

Non molto. Mio padre e mio zio hanno iniziato un processo di specializzazione nella coltivazione della vite e nella produzione di vino negli anni Novanta. Ora abbiamo ancora circa cinque ettari di campi e prati intorno alla proprietà, ma non li gestiamo direttamente: un allevatore locale li usa per il pascolo degli animali e per la produzione di fieno. In futuro vorrei sfruttare meglio questi campi, magari piantando cereali antichi. È un’idea che sto prendendo in considerazione, ma richiederà tempo e ricerche prima di affrontare il passo.

Rimanendo nel campo delle uve, che varietà coltivate?

Per quanto riguarda le varietà a bacca bianca, a Tenuta Il Nespolo abbiamo sempre avuto chardonnay, favorita e moscato, ma da quest’anno coltiviamo anche il cortese. Per quanto riguarda le varietà a bacca rossa, invece, ci concentriamo su dolcetto, barbera, freisa e un po’ di sangiovese, quindi otto varietà in totale.

Cosa insolita per un viticoltore piemontese, produci un blend di barbera e sangiovese.

Sì, si chiama “Vino da Sete” ed è un blend di uve barbera, freisa e sangiovese. Questo esperimento è nato da un’idea di mio zio Enzo, ma io ho affinato la produzione e cambiato il processo di vinificazione.

Hai citato il fatto di aver lavorato per Scarpa a Nizza Monferrato. Come ti ha influenzato questa esperienza?

È stata un’esperienza formativa, in cui ero responsabile della gestione dei vigneti e dell’agronomia. Scarpa ha appezzamenti sparsi in tutta la regione. Quindi lavorare in questa realtà mi ha consentito di avere un’ampia prospettiva sui vitigni piemontesi nei diversi terreni di Asti, Alessandria e delle Langhe. Questo ha significato anche confrontarmi con condizioni diverse durante l’anno, capire le posizioni e le esposizioni e le caratteristiche che queste conferiscono ai vigneti. I miei studi di enologia hanno fornito una buona base, ma lavorare a Scarpa mi ha permesso di mettere in pratica queste conoscenze in modo efficace.

Tenuta Il Nespolo. Ph. Valentina Malone

Il tema centrale di Slow Wine Fair 2024 è la fertilità del suolo. Che misure adottate per garantire il benessere del suolo aziendale?

I nostri terreni hanno un alto contenuto di argilla, con una percentuale di calcare che di solito supera il 20%. Questo ha rappresentato una sfida, soprattutto con la siccità degli ultimi due anni. Il nostro lavoro consiste nell’arricchire i terreni di materia organica attraverso l’uso esclusivo di fertilizzanti a base di letame. Quest’anno abbiamo sperimentato anche il compost. Ogni due anni, poi, effettuiamo una ripuntatura per migliorare il contenuto organico e rivitalizzare ulteriormente la microbiologia del terreno. In autunno, prima di seminare le nostre colture di copertura, rompiamo il terreno per permettere alle piogge autunnali e invernali, così come alla neve, di penetrare il più possibile.

Tenuta il Nespolo in breve

  • Ettari 15,5 – Bottiglie 40.000
  • Fertilizzanti: letame, letame in pellet
  • Fitofarmaci: rame, zolfo, organici
  • Diserbo: lavorazione meccanica/manuale
  • Lieviti: inoculo di lieviti indigeni
  • Uve: 100% di proprietà
  • Certificazione: nessuna certificazione

Quali sono i vitigni della Tenuta Il Nespolo che si adattano particolarmente bene ai terreni ricchi di argilla e quali invece faticano di più?

In anni “normali”, cioè diciamo fino al 2021, le uve moscato e barbera erano le più adatte a questi terreni. Tuttavia, con le recenti siccità, il moscato in particolare ha dovuto affrontare le sfide più impegnative. Si parla di una riduzione del 30-40% della resa e alcune piante non hanno prodotto alcuna uva.

Cosa si può fare per affrontare questo problema, se, come sembra probabile, le stagioni siccitose diventeranno frequenti?

L’unica cosa che possiamo fare, e che stiamo già facendo, è rompere il terreno in autunno, cercare di arricchirlo il più possibile di sostanza organica e mantenerlo vitale. Esistono anche prodotti di aziende che collaborano con Slow Wine, come Biodea, che produce il “distillato di legno”, un estratto vegetale a base di tannino ottenuto dalla distillazione dell’alburno con il vapore. Credo che possano rivelarsi preziosi. Ci sono anche alcuni preparati biodinamici, come il preparato 500, che possono aiutare a mantenere il terreno vivo e sano.

A breve o a lungo termine, quali obiettivi vi prefissate?

Per la cantina nel suo complesso, abbiamo già un impianto solare e stiamo progettando di installarne uno ancora più grande per rendere la cantina quasi completamente indipendente dal punto di vista energetico. L’anno prossimo vorrei avviare un progetto di racccolta dell’acqua piovana attraverso cisterne collocate vicino ai nostri pozzi. E vorrei fare di più per promuovere la biodiversità locale, magari piantando una tartufaia!

Ultimo ma non ultimo, cosa puoi raccontarci del progetto esCAMOtage?

La regione del moscato astigiano ha conosciuto un boom negli anni Ottanta e il numero di ettari coltivati è aumentato in modo esponenziale. Questa crescita è stata guidata principalmente da una mentalità industriale, in cui l’uva era una merce coltivata basandosi sull’uso massiccio di fertilizzanti chimici e pesticidi. La quantità a scapito della qualità. Oggi ci sono ancora molti produttori per i quali la sostenibilità non è una priorità. esCAMOtage è un collettivo di produttori, tra cui anche noi di Tenuta Il Nespolo, che hanno unito le forze per promuovere quest’uva aromatica sotto una luce diversa, ricavandone un vino bianco secco e non frizzante. Abbiamo implementato una serie di linee guida rigorose, tra cui l’eliminazione dei processi di diserbo chimico in vigna, e abbiamo registrato il marchio per aiutarci a distinguere i nostri prodotti sul mercato. Si tratta semplicemente di una visione diversa e più contemporanea di ciò che dovrebbe essere la produzione di vino in questa parte del Monferrato.

di Jack Coulton, info.eventi@slowfood.it

Organizzata da BolognaFiere e Sana da un’idea di Slow Food, Slow Wine Fair è la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. Dal 25 al 27 febbraio 2024, convegni, masterclass, e l’esposizione di circa 1000 cantine italiane e internazionali e oltre 5.000 etichette. La biglietteria sarà disponibile online a fine novembre. Iscriviti alla newsletter per essere aggiornato su tutte le novità. #SlowWineFair2024

Cover image Valentina Malone

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