Suolo vivo, vino vivo

28 Novembre 2023

Il suolo nutre l’uomo da 10.000 anni. Tuttavia la scienza ignora ancora gli elementi essenziali di questo ambiente complesso.

Da 10.000 anni, infatti, lavoriamo la terra empiricamente e solo da 50 anni abbiamo deciso di fare dell’agricoltura fuori suolo, vale a dire di eliminare il suolo dall’agricoltura senza averne penetrato la complessità. Gli agronomi hanno preferito ricondurre il suolo a semplice supporto fisico-chimico, trascurandone la complessità vivente.

Certo, è più facile fare equazioni nell’ambito chimico o fisico che in quello della materia vivente. E poi, il successo della rivoluzione verde con i suoi vertiginosi incrementi di rese lasciava immaginare che si potesse continuare a ignorare il ruolo della biologia del suolo nella produzione agricola. Ma la natura, scacciata, ritorna al galoppo, e l’erosione, la salinizzazione dei suoli agricoli, la caduta delle rese, le inondazioni, ci ricordano brutalmente che un’agricoltura che non tenga conto della vita del suolo è incapace di durare. Occorre dunque urgentemente abbandonare l’agronomia arcaica e passare all’agrologia moderna, in modo da creare un’agricoltura durevole.

L’uomo è figlio della Terra

Vediamo innanzitutto come l’atteggiamento degli uomini nei confronti del suolo è evoluto nel corso della storia. In tutti i miti fondatori della genesi Dio fabbrica l’uomo con l’argilla. Il suolo sembra dunque fondamentale per i popoli che si definiscono primitivi. Essi avvertono confusamente che tutta la vita proviene di qui. Nelle lingue derivate dal latino la parola humus ha prodotto uomo e umiltà, filiazione greve di senso: l’uomo è fatto di terra, è figlio della Terra.

Questo legame primordiale dell’uomo con la terra era destinato a spezzarsi con l’agricoltura, e più precisamente con l’aratura. Finché l’uomo non sventra la terra, essa lo nutre abbondantemente, ma appena la strazia, essa si copre di rovi e di cardi. È la maledizione biblica che pesa su Caino. A partire da questo momento gli uomini dovranno soffrire per nutrirsi e si staccheranno dalla terra per concentrarsi sulla pianta, sul cibo. Il suolo apparirà a lungo all’agricoltore come una fatalità contro la quale non può fare granché. Il fatto di trovare un suolo ricco era una questione di fortuna. [ … ]

Suolo vivo, vino vivo – La conferenza di Slow Wine Fair – 6 dicembre alle 18:00

Cosa significa rigenerare il suolo? Cosa implica il ricrearne con attenzione e cura gli elementi di fertilità? Perché il suolo è così importante, e che ruolo riveste in viticoltura? In questo incontro partiamo letteralmente dalle basi, dal suolo che calpestiamo e coltiviamo, per mostrare come esso sinutra di ciò che immettiamo nell’ambiente, lo elabori e lo restituisca. Minacciando la natura e la fertilità dei suoli, e quindi la loro natura, si minacciano i sistemi viventi, compromettendo la nostra sopravvivenza e quella del pianeta che abitiamo. Al contrario, preservandone la fertilità e rigenerandolo, si guarda al futuro, del pianeta e delle prossime generazioni.

Intervengono:

  • Lydia e Claude Bourguignon, microbiologi dei suoli. Da oltre 30 anni dirigono il laboratorio di analisi indipendente LAMS, che fornisce consulenza principalmente agli agricoltori. Tra i loro libri, segnaliamo, Suolo: un patrimonio da salvare
  • Francesco Sottile, docente Università di Palermo, membro del board di Slow Food Internazionale. Tra i suoi libri, segnaliamo Dalla parte della natura.

La nascita del suolo

La vita si sviluppa in tre ambienti: l’aria, l’acqua e il suolo. Contrariamente ai primi due, puramente minerali, il suolo è caratterizzato dal fatto di essere organico-minerale.

Tale caratteristica gli conferisce due proprietà: la prima è che esso esiste soltanto sul pianeta terra, in quanto occorre mareria organica, dunque vita, per fare un suolo. Molti pianeti che ci circondano hanno un’atmosfera o dell’acqua, ma nessuno possiede un suolo.

A ragione dunque gli antichi hanno chiamato il nostro pianeta Terra, in quanto è il solo che possieda un suolo. A quell’epoca gli uomini non si accontentavano di un approccio quantitativo al mondo, come facciamo noi: vi si accostavano anche in modo sensibile e qualitativo.

Il nostro pianeta, infatti, è coperto per il 70% delle acque e gli antichi avrebbero potuto chiamarlo Oceano; l’atmosfera ha uno spessore di 70 chilometri, mentre quello dei suoli è mediamente inferiore a un metro: avrebbero quindi potuto chiamarlo Aria. E tuttavia gli hanno dato il nome dell’ambiente più raro, ma più importante, in quanto da esso deriva la vita.

Fragilità

La seconda proprietà che conferisce al suolo la sua composizione organico-minerale è la fragilità. Mentre l’aria e l’acqua sono formati da composti minerali i cui legami sono atomici, e dunque molto solidi, il suolo è formato da legami elettrici, facili da spezzare.

L’aria infatti è formata da gas, vale a dire molecole, come l’azoto o l’ossigeno, costituite molto solidamente. L’uomo può inquinare l’atmosfera, e certo non esita a farlo, ma non può distruggere l’azoto, che costituisce il 75% dell’atmosfera, perché la molecola di azoto è molto solida. Certo, l’uomo riesce a distruggere taluni gas dell’atmosfera come l’ozono, e ciò pone problemi, ma non riuscirà a far scomparire l’atmosfera. Lo stesso vale per l’acqua degli oceani e dei fiumi, che l’uomo inquina allegramente senza tuttavia poter eliminare le acque dalla superficie del globo. Per farlo, dovrebbe riscaldare l’atmosfera fino al punto di ebollizione.

Diversamente da questi due ambienti solidi, il suolo è fragilissimo, in quanto deriva da legami tra composti minerali provenienti da rocce e composti organici provenienti dalla lettiera. Ora, tali legami sono elettrici e quindi molto fragili, il che spiega perché l’uomo abbia già distrutto due miliardi di ettari di suolo. Non rispettando le leggi della nascita del suolo, l’uomo spezza i legami che connettono mondo minerale e mondo organico e il suolo scompare.

di Lydia e Claude Bourguignon, tratto da Il suolo, un patrimonio da salvare, Slow Food Editore

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