Il cuore giovane del Roero: Tibaldi

24 Gennaio 2024

Nelle foto del loro sito aziendale sono spesso insieme, il logo che compare su tutte le etichette dei loro vini le mostra unite e sorridenti, e anche questa intervista è stata fatta chiacchierando con entrambe. La storia di Tibaldi è, a tutti gli effetti, la storia di due sorelle, Daniela e Monica, attive in quel di Pocapaglia, nel cuore del Roero.

L’azienda apre ufficialmente i battenti in un’annata difficile, definita da molti come una delle annate più complesse nella gestione del vigneto. Come racconta il sito del Consorzio del Roero, le piogge estive sopra la media e la forte umidità unite a temperature piuttosto alte hanno creato le condizioni ideali per gli attacchi fungini che, come ricordano Daniela e Monica, hanno compromesso in particolare le uve di barbera, mentre le uve a bacca bianca se la sono cavata più egregiamente.

Ma l’inizio non avviene dal nulla perché tutta la linea maschile della famiglia – il bisnonno, nonno Tunin e papà Stefano – si era già dedicata alla viticoltura. «Papà lavorava in fabbrica a Bra, ma coltivava anche l’uva, che era conferita a una cantina del territorio» mi dicono. «Con parte delle uve vinificava per sé insieme a un amico. La viticoltura era la sua passione, il suo secondo lavoro, e anche adesso lo sta portando avanti, aiutandoci come trattorista». Un aiuto tuttora determinante, tant’è che le due sorelle ammettono: «Da sole non ce l’avremmo mai fatta!».

L’unione fa la forza

Monica e Daniela prendono in mano l’azienda una decina di anni fa, ma sebbene si presentino sempre molto unite, i loro percorsi erano stati molto diversi. Per Monica l’ambizione di lavorare nel campo enologico era chiara fin dall’inizio: «Ho studiato Enologia e viticoltura a Torino e successivamente in Spagna, quindi ho portato avanti alcuni stage presso grandi gruppi». Le fa eco Daniela: «Io invece ho portato avanti studi nel campo amministrativo. Sono arrivata al mondo enologico solo dopo una vendemmia in Nuova Zelanda che mi ha spinta a intraprendere questo corso di studi».

Come cifra comune hanno quell’essersi appassionate – più o meno consapevolmente – delle vigne e dell’uva, oltre che di un territorio prezioso, ricco di biodiversità, caratterizzato dalla continua alternanza di vigna, bosco e coltivo, che sa ripagare chi se ne prende cura con impegno e tenacia. 

E sono proprio questa passione, questa voglia di lavorare bene che hanno aperto alle due sorelle le porte di un mondo che, quando hanno iniziato, era ancora molto maschile: «Quando Monica ha studiato enologia, in classe erano solo 7 ragazze, e quando abbiamo avviato l’attività a poco più di 20 anni temevamo di essere viste soltanto come due ragazze che vendevano il vino. Sapevamo che ci avrebbe aspettato un duro lavoro per conquistare credibilità, sia presso il pubblico, sia presso i nostri colleghi».

Tibaldi in breve

  • Ettari: 8 – Bottiglie 40.000
  • Fertilizzanti: humus, compost, letame in pellet, sovescio
  • Fitofarmaci: rame, zolfo
  • Diserbo: lavorazione meccanica/manuale
  • Lieviti: fermentazione spontanea
  • Uve: 100% di proprietà
  • Certificazione: biologico certificato

Il volto giovane del territorio

Tuttavia, il fare una cosa che piace, dedicandovi passione ed energie, oltre a tanta consapevolezza, ha consentito a Daniela e Monica di superare ostacoli e difficoltà. Alla base della credibilità per cui hanno tanto lavorato c’è anche una forte consapevolezza ambientale: «Il nostro obiettivo non sta nell’aumentare la produzione, ma nel migliorare costantemente il vigneto utilizzando pratiche sostenibili. Abbiamo inerbito il vigneto per garantirci un suolo più fresco e più sano; pratichiamo il sovescio seminando le varietà più rispondenti al suolo argilloso e calcareo di Santa Vittoria e a quello di Pocapaglia, che invece è più sabbioso».

Non solo, oltre all’elemento ambientale non possiamo dimenticare l’aspetto sociale, e le sorelle Tibaldi hanno trovato nel territorio roerino l’alleato perfetto. «Per il Roero è un buon momento. Stanno nascendo nuove aziende, c’è spazio per i giovani. Il territorio ha una sua identità, una sua riconoscibilità. Da una parte c’è un forte interesse da parte del pubblico, dall’altra una grande collaborazione con altri viticoltori».

Le prospettive, insomma, sono rosee, come conferma anche il mercato dei vini Tibaldi. «I nostri vini sono distribuiti per il 20% in Italia, il resto all’estero: in Europa, in Nord America, in Centro America. Una piccola percentuale va anche in oriente, in Giappone, Corea del Sud, Cina. Fin dall’inizio abbiamo cercato di differenziare il più possibile, per diminuire il rischio d’impresa». Auguriamo a Daniela e Monica un futuro sempre più luminoso!

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

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