La bellezza luminosa di Bolgheri: Le Macchiole

06 Dicembre 2023

Un territorio e un’azienda che crescono insieme e viaggiano in sincrono. È questa la storia di Bolgheri che 40 anni fa inizia a intrecciarsi con quella di Le Macchiole, contribuendo allo sviluppo del territorio.

Siamo appunto a Bolgheri, in Toscana, nella Costa degli Etruschi. In questo luogo magico, dove dolci colline coperte di boschi, viti e olivi si incontrano con il Mar Tirreno, nel tempo ha preso forma Le Macchiole. Siamo in un luogo che parla di bellezza ovunque, dai paesaggi dolci e avvolgenti ai tanti progetti di street art che sono stati avviati nel corso del tempo.

«Il concetto che ci ispira è: recuperare invece che distruggere, dare nuova vita a ciò che sarebbe destinato a morire, in controtendenza alla civiltà consumistica, dove niente sembra più riparabile o recuperabile».

A parlarmi è Cinzia Merli che  negli anni Ottanta ha avviato questo progetto pionieristico insieme al marito Eugenio Campolmi, e che oggi conduce l’azienda con il decisivo apporto dei figli Elia e Mattia, ormai protagonisti dell’impresa, oltre che di una squadra di collaboratori sempre più coesa e affiatata.

Pionieri del territorio

Una storia già lunga e importante, rispetto alla quale, tuttavia, le Macchiole continua a proporsi come un’azienda ancora giovane, che ha voglia di crescere e di continuare a sperimentare, dove la famiglia è ancora il motore, ma dove anche il team dei collaboratori gioca un ruolo essenziale.

«Siamo nati quando tutto stava per cominciare e con le nostre idee abbiamo contribuito alla crescita del territorio, insieme al gruppo di produttori pionieri che tanto ha investito per raggiungere il livello di qualità che oggi è riconosciuto alla nostra area. Siamo nati nel 1983, con un progetto strettamente familiare fondato sulla sperimentazione, sulla ricerca e la voglia di battere anche strade alternative, come la scelta del monovitigno come tratto stilistico distintivo della nostra produzione».

Innovazioni nel segno del vino buono, pulito e giusto

È così che nel 2001 il Paleo Rosso viene trasformando in un Cabernet Franc 100%, segnando uno spartiacque per l’azienda. «Si è trattato di una scelta radicale, coraggiosa, che ha portato l’intero territorio a riconoscere e a confrontarsi con il valore di questo vitigno in terra bolgherese».

Dopo il vitigno, la sperimentazione prosegue nel campo della sostenibilità e poi nella capacità di proporre vini non necessariamente da grandi momenti. «Nel 2002 abbiamo scelto, con molto anticipo, di avere un approccio sostenibile, biologico, scelta che abbiamo sostenuto e rafforzato in tutti questi anni. Non mancherei di sottolineare anche il 2004, anno di nascita del nostro Bolgheri DOC, che nel suo piccolo ha contribuito a introdurre nella DOC un vino a denominazione che non fosse solo un vino da collezione o da “grandi momenti”, ma un vino da tutti giorni basato sulla piacevolezza del gusto e la facilità di beva».

Un percorso in continuo divenire praticato con la volontà di ottenere un vino che possa autenticamente definirsi come buono, pulito e giusto: «Per noi, è questo un vino prodotto in maniera naturale e onesta, che racconta sé stesso e le persone che lo hanno creato. A definirlo è anche un’azienda che protegge e esalta il proprio territorio e non fa compromessi sul rispetto e l’attenzione per le persone che ci lavorano all’interno».

Le Macchiole in breve

  • Ettari 35 – Bottiglie 190.000
  • Fertilizzanti: compost, letame in pellet, sovescio
  • Fitofarmaci: rame, zolfo
  • Diserbo: lavorazione meccanica/manuale
  • Lieviti: inoculo di lieviti selezionati
  • Uve: 100% di proprietà
  • Certificazione: in conversione biologica
  • Premi Slow Wine: bottiglia. Vino Top allo Scrio 2020. Bel rilievo speziato e nitida impronta varietale: ha bocca tesa, fresca, equilibrata, senza ridondanze materiche. Chiude su tannini maturi e su una lunga scia di sale.

Il suolo come elemento cruciale

Come ormai sapete, il tema di Slow Wine Fair 2024 è la fertilità del suolo, e alle Macchiole è questo un obiettivo che viene perseguito con accorgimenti e tecniche puliti. «Il primo elemento per preservare la fertilità del suolo in vigna è essere a conoscenza della sua reale presenza nel terreno, sin da prima dell’impianto. Su queste basi, annualmente, si provvede a un reintegro di sostanze nutritive attraverso due vie. La prima, un’attenta e calibrata concimazione, strettamente organica, che varia per criterio da vigneto a vigneto. La seconda attraverso accurate scelte delle miscele di sovescio, anche queste variabili da vigneto a vigneto, allo scopo non solo di reintegrare elementi nutritivi, ma anche di favorire una maggiore copertura superficiale e ariosità del suolo».

Le quantità e le tipologie di concimazioni e sovesci variano in funzione delle diverse composizioni e strutture dei terreni aziendali, ed è questo che conferisce un grande contributo stilistico e identificativo ai nostri vini, regalando diverse sfaccettature ed espressioni delle stesse varietà di vitigno su suoli diversi, elemento cruciale nel lavoro con i mono-varietali.

Il suolo fertile come principale alleato contro la crisi climatica

La fertilità del suolo, il suo benessere, è inoltre uno tra i principali alleati contro la crisi climatica, di cui si avvertono gli effetti anche tra le colline toscane. Commenta Cinzia Merli: «Senza dubbio, il cambiamento climatico ha portato ad annate caratterizzate da condizioni sempre più estreme con conseguenze dirette sui vigneti e la loro gestione, creando non solo un forte stravolgimento delle epoche di vendemmia, ma anche una lieve difficoltà nell’individuare le condizioni ottimali di maturità dell’uva per la raccolta».

«Le applicazioni di metodi di conduzione biologica e biodinamica, purché non limitate al solo impiego di prodotti su pianta, ma coadiuvate da un’attenta gestione agronomica a 360 gradi della vite, in cui ogni lavorazione non sia fine a sé stessa, ma propedeutica a tutte le altre lavorazioni eseguite nel corso dell’annata, forniscono un maggiore grado di resistenza della pianta a condizioni sempre più estreme e in continuo mutamento, aiutando la vite ad adattarsi a sua volta».

Progetti futuri

«I progetti su cui stiamo lavorando: il primo, partito diversi anni fa, è quello di posizionare nuovi impianti sulle colline, per cercare terreni con composizioni diverse così da arricchire lo spettro aromatico dei nostri vini mono-varietali».

«Il secondo, invece, riguarda “rinaturalizzazione dei vecchi impianti”. Come succedeva spesso negli anni Novanta, gli impianti di questi vigneti hanno rimosso tutta, o quasi, la vegetazione autoctona degli appezzamenti in questione. A partire dal 2023 sono stati sacrificati dei filari di viti, sostituiti da corridoi ricchi di vegetazione, quella tipica dei nostri luoghi. L’obiettivo è quello di ristabilire la biodiversità scomparsa per aiutarci, anche, a riequilibrare la presenza degli insetti nei vigneti». 

Tanti tasselli, questi, che completano ulteriormente l’idea di bellezza.

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

Organizzata da BolognaFiere e Sana da un’idea di Slow Food, Slow Wine Fair è la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. Dal 25 al 27 febbraio 2024, convegni, masterclass, e l’esposizione di circa 1000 cantine italiane e internazionali e oltre 5.000 etichette. La biglietteria è disponibile online. Iscriviti alla newsletter per essere aggiornato su tutte le novità. #SlowWineFair2024

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