Il vino è un atto d’amore: Cà du Ferrà

16 Dicembre 2023

L’Italia è piena di paradisi, ma spesso capita che non siano riconosciuti. I luoghi incantevoli e gli angoli preziosi, inspiegabilmente abbandonati, sono moltissimi. Ma, per fortuna, ad alcuni di essi capita anche che su di loro si posi un amorevole sguardo. Ed è allora che ritornano a vivere e a produrre il bello e il buono. Uno di questi paradisi ritrovati è Cà du Ferrà.

Siamo nel territorio di Bonassola, piccolo comune dello Spezzino abitato da poco più di 800 anime. Cà du Ferrà significa letteralmente “casa del fabbro” – qui un tempo si ferravano i cavalli –, ed è oggi un agriturismo e azienda vinicola. La distanza dalla spiaggia è infinitamente piccola, di appena 400 metri. Sempre 400 metri sono l’altitudine dei terreni aziendali. La vista, però, spazia infinitamente più lontano. Mi dice Davide Zoppi: «Nelle giornate terse da qui si vedono la Corsica, Capraia, la Gorgona, l’Elba; e poi ancora la Versilia, Punta Ala; e anche Cap d’Antibes… Una vista davvero impagabile sul Mar Mediterraneo».

Sognare bellezza

È di qui che è iniziato un sogno. I primi a coltivarlo sono stati Aida e Antonio, lei campana e lui ligure doc, innamorati l’una dell’altro, ed entrambi di questa terra: «Mamma e papà iniziarono da quattro parcelle piccolissime, ricoperte dai rovi e devastate dai cinghiali. Da un terreno incolto che ha avuto la possibilità di ridiventare vigneto».

Davide questo sogno l’ha sposato dopo gli studi in giurisprudenza e il sogno di una carriera da magistrato, che però in un certo senso è coerente con quel che sta facendo oggi: «La coerenza sta nel senso di giustizia che ispira il mio agire. C’era ovviamente un senso di giustizia nell’esercitare la professione di magistrato, ma c’è un senso di giustizia anche nel recupero di terreni incolti e abbandonati. Nel ritrovare una bellezza perduta. Così ho lasciato il mio lavoro e dopo anni trascorsi altrove sono tornato qui». E dopo aver tanto viaggiato con suo marito Giuseppe, anche lui coinvolto nelle attività dell’azienda.

Davide l’avevo già ascoltato due anni fa, in occasione della prima edizione di Slow Wine Fair, ed è emozionante reincontrarlo oggi, con tanti progetti pieni di luce e bellezza, che si stanno concretizzando. Il più importante di essi riguarda il Ruzzese, vitigno unico del Levante Ligure, attorno al quale è nata anche una comunità Slow Food.

Il ritorno del Ruzzese

Il Ruzzese è un vino antico, e nobile. Ne troviamo traccia nel trattato I vini d’Italia giudicati da Papa Paolo III Farnese e dal suo bottigliere Sante Lancerio. Il Papa non lo beveva, dice il trattato, ma ne «faceva la zuppa, ovvero, alla stagione del fico buono, mangiatolo mondo et inzuccherato, gli beveva sopra di tale vino, massime del dolce et amabile et diceva essere gran nodrimento alli vecchi». Una raffinata delizia che era andata quasi scomparendo e che ora, grazie al paziente recupero intrapreso da Cà du Ferrà, possiamo nuovamente apprezzare.

«Siamo partiti da 77 barbatelle, che nel giro di otto anni sono diventate 1.500. Gli abbiamo dato fiducia perché qui, questo vitigno dal grappolo spargolo, gli acini piccoli e la buccia corposa era di casa». Ma a convincere Davide e la sua famiglia della bontà di questa operazione non è solo il valore storico di questo vitigno. Il Ruzzese, infatti, ha anche un carattere estremamente contemporaneo, e sa guardare al futuro: «È perfetto per questo tempo, perché è resiliente e tollera benissimo la siccità, e al tempo stesso nonostante i suoi 14 gradi, regala una beva agile e morbida».

Turkish wineries at Slow Wine Fair 2024

Messaggi in bottiglia

Al momento, Cà du Ferrà ne sta proponendo la versione passita, cui Davide ha dato il nome di Diciassettemaggio, dedicandola a suo marito Giuseppe, che compie gli anni in quel giorno, e anche alla giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Mi dice Davide: «Mi piace pensare che questo vino possa trasmettere anche un messaggio sociale, che se ne possa cogliere il valore culturale».

Non solo un succo dolce e buonissimo racchiuso in una preziosa bottiglia la cui parte inferiore è dipinta con dell’azzurro della vernice da barca, come a raccontare il mare e il cielo da cui questo vino proviene. «Il Ruzzese per noi rappresenta un atto di amore, ed è su di lui che stiamo concentrando gli obiettivi futuri. Progettiamo l’impianto di nuovi vigneti e, insieme all’enologa Graziana Grassini stiamo lavorando per svilupparne la versione secca, affinata per 10 mesi in tonneau, e per un anno in bottiglia».

Per il resto, il lavoro è tutto rivolto al consolidamento, sia di nuovi mercati, sia in termini di bottiglie prodotte. «Vorremmo arrivare a 50.000 bottiglie, non di più, perché è importante darsi un limite, considerare la sostenibilità non solo dal punto di vista ambientale, ma anche intesa dal punto di vista della gestione, del lavoro delle persone». E anche questo, a ben vedere, è un atto di amore.

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

Organizzata da BolognaFiere e Sana da un’idea di Slow Food, Slow Wine Fair è la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. Dal 25 al 27 febbraio 2024, convegni, masterclass, e l’esposizione di circa 1000 cantine italiane e internazionali e oltre 5.000 etichette. La biglietteria è disponibile online. Iscriviti alla newsletter per essere aggiornato su tutte le novità. #SlowWineFair2024

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