A scuola con i piedi nell’erba: Edoardo Dottori

12 Dicembre 2023

Edoardo Dottori ha riempito in fretta il foglio bianco che aveva di fronte, l’azienda che porta il suo nome è frutto di una vulcanica passione, e soprattutto, di una conoscenza della materia che, nonostante la giovane età, è davvero fuori dal comune.

Fin dall’infanzia Edoardo Dottori si è nutrito di cultura contadina e viticola nell’areale dei Castelli di Jesi, e in pochissimo tempo, complici gli studi universitari in Viticoltura ed enologia e un dottorato sull’inerbimento delle vigne, si è imposto come protagonista indiscusso nel mondo dei grandi Verdicchi, capace di maneggiare con sorprendente sicurezza, diremmo da vinificatore esperto, una materia prima tanto nobile, nel suo caso frutto di una viticoltura sostenibile, sartoriale, avanguardista.

Il viaggio di oggi lo iniziamo con parole altrui ma, per trovarle, non siamo andati troppo lontano. I due paragrafi introduttivi, infatti, sono la motivazione che la guida Slow Wine ha scritto per attribuire a Edoardo, 33enne di Maiolati Spontini con un futuro luminoso di fronte, il premio al Miglior giovane vignaiolo d’Italia. Un premio che, a distanza di pochi mesi Edoardo ricorda ancora con orgoglio, e con sorpresa: «Quando me lo hanno comunicato sono rimasto incredulo. È così poco che produco vino che non mi aspettavo questo riconoscimento, che è per me una grande gratificazione».

Aria di campagna

Edoardo è un vignaiolo di prima generazione. Tuttavia l’aria di campagna l’ha respirata praticamente da sempre: «Ricordo bene, da bambino, i sabati e le domeniche trascorsi coi piedi nel vigneto». Ecco l’origine del primo innamoramento, e non è poco. Il contatto con la natura dovrebbe essere un bene di cui ogni bambino dovrebbe godere per sviluppare una visione più consapevole del mondo in cui viviamo, e di cui facciamo parte.

Edoardo cresce, la cultura contadina continua a entrare nel suo mondo, anche “solo” grazie alla propensione a parlare coi contadini che non lo ha mai abbandonato. Poi viene il liceo classico, anche questo fecondo di ispirazioni: «Filosofi e letterati, per le loro meditazioni e studi si ritiravano spesso in campagna, e questo aspetto mi ha sempre colpito».

E quindi due lauree che portano avanti questo percorso, nel migliore dei modi: la laurea triennale in Viticoltura ed enologia, e quella specialistica in Scienze agrarie. Racconta Edoardo: «Il percorso di studi, completato dalla frequentazione del mondo agricolo, che non ho mai abbandonato, mi ha permesso di acquisire una visione olistica, di comprendere a fondo questo mondo che è diventato la mia vita».

L’inerbimento e la gestione del suolo

È un percorso, il suo, che non si è fermato con la laurea. Come abbiamo scritto all’inizio, Edoardo, infatti, ha anche portato avanti un progetto di dottorato di ricerca sul tema dell’inerbimento del suolo, che come ci dice, è per lui «il tassello fondamentale nella gestione del vigneto, a maggior ragione nel contesto di eventi climatici sempre più estremi». Che esigono risposte concrete, adattamenti rapidi, e all’insegna della sostenibilità. 

«Ho acquistato il terreno nel 2016, la prima vinificazione è avvenuta l’anno seguente. Tutti i primi anni della mia vita da vignaiolo si sono rivelati difficili, con estati sempre più torride e siccitose. Anche il 2022 non ci ha risparmiati, con un’estate di nuovo torridissima, a cui è seguita l’alluvione del 15-16 settembre. La risposta per affrontare questo cambiamento, questi fenomeni sempre più frequenti e violenti non è la chimica. È cercare nella natura un sistema di adattamento. Lavorare con essa per costruire un futuro migliore».

Ecco allora che una pratica come l’inerbimento, unita alla corretta gestione del suolo, può costituire una risposta di lungo termine. «L’inerbimento è una pratica multifunzionale: serve a mantenere le uve in buona salute, ad avere viti più resilienti. Mitiga il cambiamento climatico, e contribuisce allo stoccaggio di carbonio. Nell’interfila e nel sottofila ho impiantato specie diverse: mellifere, graminacee, leguminose. Una biodiversità di cui beneficiano il clima, il suolo, le viti…».

Edoardo Dottori in breve

  • Ettari: 7 – Bottiglie 10.000
  • Fertilizzanti: letame
  • Fitofarmaci: rame, zolfo
  • Diserbo: lavorazione meccanica/manuale
  • Lieviti: fermentazione spontanea
  • Uve: 100% di proprietà
  • Certificazione: biologico certificato
  • Premi Slow Wine: Bottiglia. Vino Top e Vino Slow a Castelli di Jesi Verdicchio Ris. Cl. Kochlos 2021. Da una vigna ricca di fossili marini, è fine nelle note minerali e agrumate, piacevolmente poco concessivo; in bocca esplode su una scia acida e sapida energica, che si aggrappa al palato e si fa masticare. Siamo nell’Olimpo dei grandi bianchi. Vino Quotidiano a Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Nardì 2022. Il Verdicchio della tradizione, con saldo di uve trebbiano e malvasia, qui è in una versione strabiliante, grazie a un sorso compatto, fresco e salato: un quotidiano così è un privilegio.

I Verdicchio di San Paolo e di Cupramontana

I Verdicchio prodotti nel vigneto di San Paolo e – ora – nel nuovo vigneto di Cupramontana sono il pieno riflesso di queste pratiche produttive ispirate da un atteggiamento gentile, e lungimirante, nei confronti dell’ambiente. Vini di grande mineralità e verticalità, che raccontano un rapporto sano con il territorio, in cui l’essere umano non domina, ma accompagna, e co-evolve con l’ambiente naturale garantendone la manutenzione.

Ecco come un giovane può guadagnare – per sé, e per il territorio che rappresenta – un riconoscimento importante. E, non meno importante, come può fare sì che il patrimonio di conoscenze acquisite non resti un fatto personale, ma diventi un bene condiviso: «Oggi studio sempre, ma insegno anche. Lo faccio in una scuola di agraria per poter trasmettere ad altri le mie competenze e la mia passione, per renderli in grado di recepire, comprendere e apprezzare la bellezza di questo lavoro».

Un lavoro che auguriamo a Edoardo di portare avanti con la stessa passione, concretizzando presto l’obiettivo di una sua cantina – Edoardo vinifica al momento presso terzi – e di un maggior numero di bottiglie prodotte – da 7.500 a 20.000 –, ma sempre nel rispetto del limite, e di una natura che è bellissima.

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

Organizzata da BolognaFiere e Sana da un’idea di Slow Food, Slow Wine Fair è la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. Dal 25 al 27 febbraio 2024, convegni, masterclass, e l’esposizione di circa 1000 cantine italiane e internazionali e oltre 5.000 etichette. La biglietteria è disponibile online. Iscriviti alla newsletter per essere aggiornato su tutte le novità. #SlowWineFair2024

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