La cura è in ogni centimetro di suolo: Tenuta Mazzolino

17 Novembre 2022

Nell’estremo lembo meridionale della Lombardia, a cavallo tra il Piemonte e l’Emilia Romagna, si trova una regione vinicola ancora non così conosciuta, e la cui storia risale a circa 2000 anni fa: l’Oltrepò Pavese, letteralmente il territorio al di là (a sud) del fiume Po, vicino alla città di Pavia.

Come tutte le regioni vinicole italiane, anche l’Oltrepò Pavese ha i suoi vitigni autoctoni. Inoltre, qui troviamo anche una particolare vocazione per il pinot nero. Un’azienda che sta esplorando il suo potenziale in questi terreni è la Tenuta Mazzolino, guidata dalla Francesca Seralvo, terza generazione della famiglia proprietaria dell’azienda, con cui abbiamo parlato nel nostro percorso di avvicinamento a Slow Wine Fair.

Il nonno di Francesca, Enrico Braggiotti, fondò l’azienda negli anni Ottanta, dopo aver acquistato un appezzamento di terreno nel paese di Corvino San Quirico, su una collina già allora conosciuta come “la collina del Pinot”. A convincerlo del potenziale di queste colline gessose per la produzione di pinot eccellenti fu il leggendario produttore piemontese Giacomo Bologna. Francesca racconta: «Da allora l’azienda è in continua evoluzione. Mia madre ha trascorso 25 anni a produrre vino qui, seguendo le orme di suo padre, e otto anni fa ha passato a me il testimone. Ma in tutti i cambi di gestione ci sono delle costanti che hanno dato stabilità a Mazzolino. Tra questi, la longevità del nostro personale: il nostro trattorista lavora qui da più di 30 anni, e il custode da più di 50!”.

Pinot esposti a nord, dall’alto verso il basso

A differenza della maggior parte delle regioni vinicole lombarde, come la Valtellina, le colline dell’Oltrepò Pavese sono esposte a nord, verso le Alpi, con gli Appennini alle spalle. Questa esposizione conferisce al terreno un clima fresco, protetto dal caldo mediterraneo. Prosegue Francesca: «Questo crea un ambiente ideale per il pinot nero. Insieme all’aria mite, il suolo che calpestiamo è testimone di antichi movimenti geologici. Le quote più basse sono ricche di marna e gesso, ricoperte da uno strato di terreno più ricco di argilla che è sceso, nel corso dei secoli, dagli Appennini. Più si sale, più il suolo è ricco di argilla. Questo ci permette di verificare come le uve pinot si adattano e prosperano a diverse altitudini”.

I vigneti in pendenza della Tenuta Mazzolino. Ph. Tenuta Mazzolino

Queste differenze possono essere percepite attraverso la degustazione di due diverse etichette del catalogo aziendale: il classico village Terrazze, un Pinot 100% prodotto con uve provenienti da quattro diversi appezzamenti della parte bassa della collina. E il recente Terrazze Alte, vinificato separatamente per la prima volta nel 2020 con uve provenienti dai pendii più alti per accentuare le differenze che questi microclimi impartiscono al vino. Spiega Francesca: «Abbiamo notato che le uve più in alto maturavano in modo diverso e quindi, dato che il momento della vendemmia era diverso, abbiamo pensato che avesse senso produrre due etichette separate. Questo anche perché le poche piogge scorrono velocemente lungo la collina, quindi le viti più in alto soffrono maggiormente la siccità. Queste due etichette sono affinate solo in acciaio, per lasciare che le uve parlino da sé».

Radici francesi, suolo italiano

Per la maggior parte delle persone, il primo paesaggio che viene in mente quando si pensa al pinot nero è la Borgogna. E l’influenza francese si fa sentire anche nella Tenuta Mazzolino. Commenta Francesca: «La mia famiglia è francese, a dire il vero! Mia madre è francese. E per tutti gli anni in cui ha lavorato qui abbiamo avuto un enologo francese. Sono 30 anni che lavoriamo con consulenti francesi… Quindi sì, sentiamo un forte legame con la Francia, ma non stiamo cercando di imitare la Borgogna. Il bello del pinot nero, come uva, è che è in grado di adattarsi ed esprimere le peculiarità di qualsiasi terreno in cui viene coltivato. Il nostro terreno ricco di argilla è certamente molto diverso da quello che si trova in Borgogna, e i nostri vini lo riflettono nel loro carattere terroso, più robusto rispetto ai pinot sottili e delicati che si trovano ad esempio in Alto Adige».

L’azienda

  • ettari 20 – bottiglie 100.000
  • fertilizzanti: letame, sovescio
  • fitofarmaci: rame, zolfo
  • diserbo: lavorazione meccanica / manuale
  • lieviti: fermentazione spontanea, selezione di lieviti indigeni
  • uve: 100% di proprietà
  • certificazione: biologico certificato
  • premi Slow Food: Bottiglia, simbolo assegnato alle cantine le cui bottiglie presentate in degustazione hanno espresso un’ottima qualità

Biologico di nome e di natura

Come molte aziende vinicole, Tenuta Mazzolino era biologica molto prima che esistesse la certificazione, ma è stata Francesca a decidere di intraprendere l’iter burocratico. «Ho fatto l’avvocato per molti anni prima di diventare viticoltrice, quindi apprezzo l’importanza di avere i documenti in ordine. Questi vigneti sono sempre stati lavorati nel totale rispetto delle viti, ma volevo il vantaggio di poter comunicare la nostra adesione a questa filosofia con un semplice logo. Abbiamo solo 20 ettari, quindi avere la giusta cura per ogni centimetro della nostra terra rientra nelle nostre possibilità».

La prossima generazione di viticoltori e il pony della vigna.

Questa filosofia si estende oltre le vigne, dove la biodiversità è viva e vegeta. Racconta Francesca: «Non tagliamo l’erba tra i filari e intervalliamo le viti con altre piante. Abbiamo 10 ettari di bosco insieme ai 20 ettari di vigneto. Poi ci sono gli animali presenti nell’orto, dagli asini alle galline, e naturalmente i lieviti autoctoni che utilizziamo per dare il via al processo di fermentazione dei nostri vini».

Oltrepò: la terra del Pinot Nero

Per quanto riguarda il rapporto con la comunità circostante, Tenuta Mazzolino è stata pioniera nel riunire i produttori locali in un evento dedicato al territorio: Oltrepò, Terra di Pinot Nero – un territorio, un vitigno, due eccellenze. «In una riunione con altri produttori locali mi sono detta: “Altre zone hanno eventi per la loro denominazione: perché non lo facciamo anche noi”? Così a fine vendemmia ci siamo riuniti per la prima edizione dell’evento, nel 2021. L’obiettivo era presentare i due volti di questo vitigno: come spumante Metodo Classico da una parte, e come vino rosso fermo dall’altra. La seconda edizione, tenutasi nel settembre 2022, si è allargata a 34 diversi produttori locali, a dimostrare il fatto che l’interesse c’è».

A proposito di eventi, cosa spinge Tenuta Mazzolino a tornare a BolognaFiere per la sua seconda edizione di Slow Wine Fair a febbraio 2023? Risponde Francesca: «Siamo rimasti soddisfatti dell’esperienza della prima edizione: è come dovrebbe essere una fiera del nostro settore. Le dimensioni degli stand, la disposizione, il pubblico. Molte altre fiere del vino sembrano uno spreco di denaro, dal punto di vista degli espositori, con i loro stand giganteschi. Slow Wine Fair è più vivibile, più sostenibile. Tutte le fiere del vino dovrebbero essere così! E la filosofia di Slow Wine è la nostra, quindi c’è una buona sinergia. Inoltre, arriva nel momento giusto del calendario, per noi. Quindi siamo molto soddisfatti».

Venite a degustare di persona i vini della Tenuta Mazzolino a Slow Wine Fair 2023!

di Jack Coulton, info.eventi@slowfood.it

Slow Wine Fair è la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. Dal 26 al 28 febbraio 2023, convegni, masterclass, e l’esposizione di centinaia di cantine italiane e internazionali e oltre 3.000 etichette. La biglietteria sarà disponibile online a fine novembre. Iscriviti alla newsletter per essere aggiornato su tutte le novità. #SlowWineFair2023

Cover image: Francesca Seralvo e lo staff di Tenuta Mazzolino.

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