Il patrimonio viticolo della Turchia

23 Gennaio 2023

La Turchia è tra i primi cinque paesi al mondo per superficie vitata, davanti a Stati Uniti e Argentina e seconda solo a Spagna, Francia, Cina e Italia.

Tuttavia, la Turchia produce una quantità relativamente bassa di vino, meno di 100.000 litri all’anno. La maggior parte delle uve, infatti, non è utilizzata per la vinificazione.

La Turchia, inoltre, ospita un’enorme varietà di vitigni. Parliamo di questo patrimonio, in gran parte trascurato, con una donna che si batte per tutelarlo attraverso una campagna di sensibilizzazione, un simposio e una comunità Slow Food creata a questo proposito: Sabiha Apaydın.

Quando ha capito di voler lavorare con il vino?

Lavoro nell’industria del food & beverage da quando ero studente, quindi mi sono sempre interessata al vino. Nella gastronomia, il cibo e il vino non possono essere considerati come due cose separate. Quindi ho seguito la formazione WSET (Wine & Spirit Education Trust) per saperne di più e oggi impartisco corsi di formazione sul vino a futuri chef presso la Culinary Arts Academy di Istanbul.

Infine, insieme ad alcuni amici sto curando alcuni vecchi vigneti in Cappadocia. Al momento, non abbiamo ancora prodotto un vino nostro, per ora stiamo solo preservando la terra, ma non si sa mai!

Vecchi vigneti all’ombra del Monte Hasan. Foto: Sabiha Apaydın

Che origine ha il simposio “Root, Origin, Soil”?

È il risultato di una lunga riflessione. Lavoro al ristorante Mikla fin dalla sua apertura nel 2005 e nel 2012 ho assistito al passaggio a un menù focalizzato esclusivamente sugli ingredienti locali. Come sommelier, cerco di abbinare i piatti ai vini locali e ai vitigni autoctoni. È stato allora mi sono resa conto di quanto fosse limitata la selezione: solo sei varietà erano praticamente sempre disponibili: Kalecik Karası, Öküzgözü e Boğazkere per i rossi; Sultaniye, Emir e Narince per i bianchi. Questo, nonostante che la Turchia ospiti oltre 800 varietà autoctone e le persone del luogo producano vino almeno dal periodo post-neolitico.

Ho iniziato a fare delle ricerche sulle molte varietà presenti in passato in questa regione e, più imparavo, più mi rendevo conto di quanto fosse importante salvare questo patrimonio. Per questo ho deciso di organizzare il primo simposio “Root, Origin, Soil” nel giugno 2019. Il simposio ha riunito esperti, viticoltori, accademici e proprietari di aziende vinicole. Lo scopo era che mettessero in comune le loro esperienze e competenze, in particolare i loro progetti e ricerche, tutti incentrati sulla salvaguardia del prezioso paesaggio viticolo e culturale del paese. Dopo una pausa di due anni, dovuta al Covid, nel giugno 2022 abbiamo organizzato la seconda edizione.

L’obiettivo è discutere del passato, del presente e del futuro dei nostri vitigni. È importante notare che eventi come questo si sono svolti raramente a causa delle normative restrittive; la maggior parte degli altri eventi vinicoli sono degustazioni o concorsi, ma non prevedono discussioni. La degustazione è essenziale, naturalmente, ma dobbiamo anche avere la possibilità di ragionare sulla nostra storia vinicola. Oggi il 70% del vino prodotto nel mondo proviene da soli 30 vitigni! A breve potrebbe verificarsi un grave problema di diversità; si potrebbe finire per bere vini quasi identici, privi di quell’elemento cruciale di eccitazione.

In Turchia, in questo periodo di tempo, si denotano cambiamenti particolari nell’approccio alla vinificazione?

I metodi tradizionali di vinificazione dell’Anatolia hanno subìto massicce modifiche nel corso del XX secolo. La Turchia di oggi è un moderno paese produttore di vino da oltre 20 anni. Detto questo, la produzione di vino a livello nazionale è esigua: solo il 3% delle uve coltivate nella nostra vasta regione viticola è utilizzato la produzione di vino. E, del vino prodotto, meno del 3% viene esportato. Non esistono regolamenti o sistemi di denominazione; i produttori devono autoregolarsi.

Sabiha nel corso della seconda edizione di “Root, Origin, Soil” a Istanbul, nel 2022.

Per certi versi, si può dire che la situazione odierna non è molto diversa da quella della viticoltura durante il periodo ottomano, quando i cittadini non musulmani potevano produrre vino a patto di pagare tasse elevate. Oggi come allora, né i coltivatori di uva né i viticoltori ricevono alcun sostegno dal governo. Tuttavia, e per fortuna, viviamo in un paese di persone appassionate. Una manifestazione di questa passione è il nostro progetto volontario, la Comunità dei vitigni storici della Turchia. Lavoriamo a stretto contatto con Slow Wine e lo facciamo attivamente con consulenti come Gözdem Gürbüzatik, Levon Bağış e Umay Çeviker.

Quali sono gli obiettivi di questa comunità Slow Food, e come pensate di raggiungerli?

Abbiamo creato questa comunità nel 2021, unendo viticoltori, proprietari di cantine, scrittori di vino ed educatori. L’iniziativa mira a scoprire, registrare e far conoscere i vecchi vigneti e le varietà di vitigni locali. Sebbene la Turchia sia il quinto paese al mondo per superficie vitata, è in cima alla classifica per la quantità di superficie vitata persa: oltre 54.000 ettari dal 2014! Una cifra impressionante, che equivale al totale dei vigneti della Georgia o a quasi il doppio della superficie vitata che la Nuova Zelanda ha perso in meno di 10 anni.

È straziante sapere che un tempo ogni regione anatolica era ricoperta da estesi vigneti, la maggior parte dei quali è andata perduta. Alcuni di essi sono sopravvissuti perché fornivano un ritorno economico grazie alla produzione di uva da tavola o per la produzione di melassa, un surrogato dello zucchero cui si faceva ricorso in tempi difficili. Alcuni villaggi aleviti e siriaci hanno perseverato nella produzione di vino per il proprio consumo, continuando a coltivare uve adatte alla vinificazione. Ma il punto è che non possiamo permetterci di perdere altre vecchie viti se vogliamo salvare il nostro patrimonio e la nostra identità.

Questi vitigni autoctoni sono più concentrati in una particolare regione del paese?

In genere, la sopravvivenza di vecchi vigneti coincide con una maggior concentrazione di varietà di uve locali. Uno dei motivi per cui questi vecchi vigneti sono sopravvissuti così a lungo è che di solito hanno le dimensioni di un giardino, dove i nuclei familiari continuano a curare il loro vigneto per il proprio fabbisogno di uva: non solo per la produzione di vino, ma anche per la melassa, l’uva passa o l’uva da tavola.

Vecchie viti di Beylerce a Bilecik, nella regione di Marmara sud-orientale. Ph. Old Vines Conference

Questi vecchi vigneti si trovano in pressoché ovunque, ma la loro presenza è maggiormente attestata nell’Anatolia centrale, orientale e sudorientale. Anche in altre regioni si trovano varietà locali di uve e vecchi vigneti, spesso in villaggi di montagna e in zone di difficile accesso.

Grazie all’Istituto di viticoltura e ricerca di Tekirdağ, che dal 1968 porta avanti un progetto incentrato sulle risorse genetiche della vite in Turchia, oltre 1400 varietà di uva sono state catalogate e conservate nel loro vigneto storico a Tekirdağ, in Tracia. Come comunità dei vitigni autoctoni della Turchia abbiamo pubblicato la nostra prima ricerca, con il sostegno della Fondazione IWSC e della Old Vine Conference, sull’uva Karasakız del distretto di Bayramiç di Çanakkale, in Tracia. Questo studio ha avuto un impatto positivo sia in patria sia all’estero.

Quali sono i tuoi progetti per il 2023?

Come prima cosa, vogliamo focalizzarci sull’organizzazione della prossima edizione della conferenza “Root, Origin, Soil” in collaborazione con la Old Vines Conference. Al tempo stesso la comunità Heritage Vines of Turkey continuerà a far luce sulle varietà e sulle aree viticole dimenticate, per attirare l’attenzione dei produttori di vino e per attrarre consumatori desiderosi di scoprire il prodotto di antichi vitigni. Lavoreremo anche a progetti di sensibilizzazione insieme alla Slow Wine Coalition. Questi sono i nostri piani per il 2023.

Per saperne di più sull’impegno di Sabiha per la salvaguardia dei vitigni autoctoni della Turchia potete visitare la Slow Wine Arena-Reale Mutua durante la Slow Wine Fair. E se volete assaggiare voi stessi un vino turco storico, partecipate alla Masterclass “Caucaso: la culla della viticoltura”, che sarà presentata da Umay Çeviker, collega di Sabiha, alle 13.30 di domenica 26 febbraio. 

di Jack Coulton, info.eventi@slowfood.it

Slow Wine Fair è la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. Dal 26 al 28 febbraio 2023, convegni, masterclass, e l’esposizione di centinaia di cantine italiane e internazionali e oltre 3.000 etichette. La biglietteria sarà disponibile online a fine novembre. Iscriviti alla newsletter per essere aggiornato su tutte le novità. #SlowWineFair2023

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