Chi partecipa alla Slow Wine Fair e chi entra a far parte della Slow Wine Coalition si riconosce in una precisa idea del vino, definita dal Manifesto Slow Food per il vino buono, pulito e giusto, un decalogo che nasce dall’esperienza maturata da Slow Food durante tutta la propria storia. In questa storia, il vino ha avuto un ruolo centrale e importantissimo. E ce l’ha tuttora.

Il vino buono, pulito e giusto può contribuire a cambiare il sistema agricolo, coniugando la sostenibilità ambientale, la difesa del paesaggio e la crescita culturale e sociale degli abitanti delle terre in cui si coltiva la vite.

I cardini del Manifesto per il vino buono, pulito e giusto

Tra i diversi punti del manifesto, mettiamo in evidenza quelli che ne costituiscono i tre pilastri fondamentali.

Il vino e la sostenibilità ambientale

«Le cantine non devono usare concimi, diserbanti e antibotritici provenienti dalla chimica di sintesi». E, ancora: «L’uso delle risorse ambientali per la produzione di vino deve essere cosciente e sostenibile. Il ricorso a sistemi d’irrigazione deve essere limitato il più possibile e finalizzato a evitare casi di stress idrico severo».

Il vino, la biodiversità e il paesaggio

Gli edifici aziendali, se da costruire, devono rispettare il paesaggio. Qualora le costruzioni siano già esistenti, la loro eventuale ristrutturazione e conduzione deve tenere conto della sostenibilità ambientale. E, ancora: «Il vignaiolo sostenibile incoraggia la biodiversità attraverso pratiche quali: l’alternanza del vigneto con siepi e aree boscate; una gestione del suolo che preveda inerbimenti e sovesci e che escluda, in ogni caso, il suolo nudo, se non per brevi periodi stagionali; la tutela degli insetti pronubi e della fauna utile utilizzando di preferenza insetticidi ammessi in agricoltura biologica qualora tali interventi si rendano necessari, e comunque evitando di utilizzarli durante la fioritura della vite e di altre specie erbacee presenti nel vigneto; l’allevamento di animali nel rispetto del loro benessere e la produzione in azienda di letame; la produzione aziendale di compost da residui di potatura e altri materiali organici».

Il vino e la comunità

«È auspicabile che la cantina collabori attivamente con l’intera comunità agricola ai fini di valorizzare il sistema agricolo dell’area territoriale dove opera. A questo proposito è assolutamente necessario che la cantina mantenga un rapporto virtuoso con i propri collaboratori e i propri dipendenti, incoraggiandone la crescita personale e professionale, ed è altrettanto necessario che la cantina collabori e condivida conoscenze con gli altri viticoltori del territorio, evitando azioni di concorrenza sleale».

Non solo. Il Manifesto riguarda anche aspetti organolettici del vino, definisce l’importanza del terroir di provenienza, fornisce importanti indicazioni sul lavoro in cantina e sulla coltivazione delle uve, e molto altro. Vuoi conoscerlo nel dettaglio?

Leggi il manifesto

Attenzione: il Manifestro non vuole essere un documento chiuso, ma un punto di partenza intorno al quale confrontarsi e discutere. Grazie a questa carta a cui ispirarsi, Slow Food intende riunire tutti i protagonisti della filiera intorno alla consapevolezza che il ruolo del vino non può essere più solo quello edonistico legato al piacere della degustazione, ma seguirà sempre di più la via di un’autentica sostenibilità ambientale, della tutela del paesaggio e della crescita culturale e sociale dei territori del vino.