Il futuro è un suolo fertile

09 Dicembre 2021

«A 23 anni avevo già 14 dipendenti, lavoravo nella ristorazione ho capito che ricevere ordini è molto più semplice che darli. Ora mi capita spesso di lavorare da solo tutto il giorno, un tempo in cui non parlo con nessuno. La vita in campagna mi piace tantissimo, quello che faccio mi piace moltissimo, sono riuscito a fare diventare un lavoro quello che per me era un sogno».

Marco Minnucci ha appena iniziato a scrivere la storia della sua Cascina San Michele a Costigliole d’Asti. Eppure Slow Wine ne ha già riconosciuto l’impronta slow, tanto che Slow Wine 2022 segnala con la Chiocciola questa giovane cantina. Siamo contenti di raccontarvi perché, conoscere meglio Marco e poter andare oltre lo spazio concesso dalla scheda della guida.

Come avrete capito dalla citazione iniziale, Marco approda a Cascina San Michele, ma arriva dal mondo della ristorazione, dal Lago Maggiore, e più precisamente da Canobbio (Vco), ultimo paesino prima del confine svizzero. «Un posto molto bello e patinato. Dove agricoltura e allevamento lasciano spazio a un paesaggio di fiori e piante domesticate all’uso turistico. Di come si lavorasse la terra, ne sapevo ben poco».

Fino a quando nel 2009 arriva alla Morra dove lavora con Roberto Voerzio, muove i primi passi nel mondo del vino e soprattutto inizia ad apprezzare la vita in campagna, a quanto pare l’ideale per lui che ama definirsi «un orso» (non m’è sembrato, crediamoci sulla fiducia).

Rispettare la terra, una questione di sensibilità

Dopo un anno in Langa, Voerzio gli suggerisce di avviare la sua attività a Costigliole: «All’inizio ho cercato di applicare quel che avevo imparato alla Morra. Poi con il tempo ho trovato la mia strada. Non avevo cultura agricola, l’ho costruita capendo che non esistono regole, a parte quella che sei tu che devi andare dietro alle vigne non il contrario. Ma lavorare cercando mantenere il suolo integro e fertile per me è stato un percorso naturale. Sono convinto sia il futuro. Anzi, devo dire che non riesco a comprendere chi è nato qui e usa diserbante. Mi sorprendono le persone che vivono della terra e la rispettano poco».

La scelta dell’agricoltura ecologica

Continua Marco: «Quando ho preso la certificazione biologica nel 2013 in tanti mi hanno dato del pazzo, la frase più ricorrente era “Se fai bio non raccogli”. Credo che fosse dovuto più al sentito dire che a una reale conoscenza. Eppure qualcuno ha scelto di non affittarmi le vigne perché lasciavo l’erba».

Una esigenza di controllo della natura che ben sappiamo a quali risultati ci abbia portato, pare ormai pleonastico ribadirlo, eppure sembra che il messaggio non sia stato ricevuto. Tanto che le difficoltà di Marco, comuni a chi sceglie l’agricoltura ecologica, sono più che mai attuali. Anche a partire da enti e istituzioni che dovrebbero sostenere pratiche agricole improntate alla conservazione di ambiente e suolo e non solo alla resa.

Non è certo la prima volta che sottolineiamo il paradosso per cui chi coltiva in modo naturale è sottoposto a controlli e dichiarazioni imposte, mentre chi usa chimica a manetta non è soggetto a nessuna verifica. Auspichiamo regole che richiedano l’elenco delle sostanze chimiche utilizzate in campo in etichetta, al posto di un sistema che obbliga chi impiega maggior lavoro per preservare ambiente e suolo a perdere tempo e soldi per dichiararlo.

Ma questa non è l’unica stortura.

La  Cascina San Michele e dove trovarla alla Slow Wine Fair 2022

Cascina San Michele sarà presente alla Slow Wine Fair con i suoi vini. Se vuoi scoprire la wine list dell’azienda, apri la scheda!

Migliorare la normativa sulla certificazione biologica

«Ho avviato la conversione nel 2013. Non avevo vigne di proprietà, ma in affitto. Va da sé che ogni volta che lascio o prendo una vigna devo ricominciare tutto da capo. Come se non bastasse, per poter ottenere il bollino verde in etichetta, dovrei separare tutte le uve che provengono da filari di confine con vigne o colture non certificate biologiche. Per me vorrebbe dire fare nove vini con certificazioni bio e altri nove vini senza certificazione, una follia!».

Purtroppo non è solo questo il punto: «Partiamo dal fatto che la certificazione per l’agricoltura biologica la tengo, i controlli sono rigorosi e mi piacciono. Il problema è la certificazione del vino biologico perché non si può ridurre alla semplice verifica di bolle e scartoffie, ma dovrebbe prevedere analisi sul vino, altrimenti si dà adito a chi dice che il bio non esiste. La normativa secondo me è sbagliata, è come se certificassi la Barbera senza fare le analisi al vino. Sto ora seguendo un nuovo progetto che prevedrà un Qr code in etichetta che rimanda alle analisi sul vino certificate e che evidenzi l’assenza di sostante chimiche. Credo che sia un segno di rispetto per il cliente e un modo per rafforzare l’agricoltura ecologica».

Il gruppo di lavoro

Un’indole quella di Marco che si riflette anche nel suo rapporto con i collaboratori: «All’inizio facevo tutto da solo, mi aiutavano solo per la vendemmia. Poi, quando nel 2015 sono entrato in società con alcune persone che hanno acquistato la cantina dove ora lavoro e ho aumentato superfici e bottiglie, ho realizzato che da solo non mi era più possibile lavorare. Non ho voluto lavorare con le cooperative: giustamente chi ci lavora va in cantine diverse e fa lavori diversi. Io volevo continuità e volevo che i miei collaboratori si sentissero parte del progetto. E così ho conosciuto Suzana Todorova e poi Boian Malinov (il suo compagno). Lavoro con Suzana dal 2015, e insieme a Boian si occupa dei manuali in vigna. Ci si gestisce, ci sentiamo in famiglia. Quando siamo tutti contenti arrivano i risultati migliori e ci guadagnamo tutti. Ad averli trovati, mi sento fortunato».

Consigli per gli acquisti

Speriamo che tra chi ci ha seguiti fino qui ci sia anche chi magari muove i primi passi e ancora non abbia un’idea e un palato segnato. Che cosa possiamo suggerire per andare oltre i banchi del supermercato? Conclude Marco: «Non avere pregiudizi, assaggiare tutto e ascoltare tutti e poi decidere con la propria testa. Il rispetto deve esserci per tutti, l’importante è la sincerità. Credo che se fai assaggiare il tuo lavoro e lo racconti con sincerità, ecco poi le persone si appassionano».

Il risultato di tutto quello avete (spero) letto finora, sono vini veraci e senza filtri, potenti, a volte esuberanti ma sempre equilibrati, frutto di fermentazioni spontanee e lunghe macerazioni, pochi travasi e basse dosi di solforosa. Vi è venuta sete? A me sì.

Marco ha firmato il Manifesto Slow Food per il vino buono, pulito e giusto sarà presente a Bologna Fiere, dal 26 febbraio al 1° marzo per la mirabolante prima edizione della Slow Wine Fair. Se volete approfondire e vedere le vigne di Marco potete guardarvi la video intervista a Marco registrata nella primavera del 2021.

di Michela Marchi, info.eventi@slowfood.it

La Slow Wine Fair, dal 27 al 29 marzo a BolognaFiere è la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. #SloWineFair