Allineamento naturale

17 Gennaio 2022

Principale immissario del Lago di Garda, il fiume Sarca attraversa territori sostanzialmente diversi, dalla Val Rendena al Banale al Canyon del Limarò (tutti facenti parte delle Valli Giudicarie). La Valle del Sarca propriamente detta costituisce solo la parte finale del suo percorso. Si tratta di un’ampia valle a U di origine glaciale che, grazie al clima particolarmente mite e diverso da quello che caratterizza i primi tratti del fiume, ha una forte vocazione agricola. Di questa vocazione Agricola Salvetta è un’espressione luminosa.

Luminosa proprio come i vini prodotti da Salvetta, tutti derivati da un unico vitigno – e da un unico vigneto: il Nosiola del vigneto Rauten.

Ma se la storia attuale di Agricola Salvetta è una storia di numeri piccoli o piccolissimi – 1,5 ettari per 6-10.000 bottiglie prodotte annualmente (45-75 ettolitri), in passato le cose non sono sempre state così. La storia aziendale ha un percorso anomalo, esattamente come la storia dell’attuale proprietario, Francesco Salvetta, che ha subìto anch’essa un cambio di direzione.

Un commercialista innamorato delle vigne

Ed è proprio da questi cambiamenti che partiamo. Dai 35.000 ettolitri di vino all’anno agli attuali 45-75, e da un passato da commercialista e revisore che è diventato un presente da vignaiolo naturale che porta avanti la storica attività familiare (ma che resta ancora commercialista, reclutato come esperto per i territori Pnrr…).

La storia aziendale più recente ha origine negli anni Trenta, quando gli eredi di Giacomo Sommadossi vendettero i vigneti a Dario Salvetta, che iniziò una tradizione portata avanti dai figli e, oggi, dal nipote Francesco. Mi racconta Francesco: «Le origini sono di un’azienda commerciale, e  di prodotti che hanno fatto la storia dei vini nel Trentino. Si producevano anche 15/18.000 ettolitri e in totale si commercializzavano  anche 35.000 ettolitri di vino l’anno. Il 2003 ha rappresentato un po’ la chiusura di una parte di percorso che, già negli ultimi anni si era un po’ ridimensionato. Ci siamo fermati qualche anno. Ci siamo dati il tempo di pensare, di reindirizzare il cammino. E nel 2009 siamo ripartiti dal vigneto di famiglia, il Rauten, appunto».

Agricola Salvetta
Francesco Salvetta e i grappoli di Nosiola nel vigneto Rauten.

Continua Francesco: «Un po’ le nostre storie si assomigliano. Anche il mio, infatti, non è stato un percorso “regolare”. Certo, ho studiato enologia, e si può dire che il lavorare in vigna ce lo avessi in un certo senso nel sangue – infatti poi ci sono caduto dentro –, ma il mio esordio nel mondo del lavoro è stato diverso: sono laureato e ho a lungo esercitato, e tuttora esercito, la professione del commercialista. La differenza, rispetto al passato, è che ora la affianco con un’altra professione, che alcuni miei conoscenti definiscono “hobby”, ma che è impegnativa come non mai: la vitivinicoltura».

Più che di un hobby, in effetti, potremmo parlare di una passione totalizzante.

Nel determinare il nuovo corso aziendale Francesco non è stato solo, ma ha potuto giovarsi dell’amicizia e dei preziosi consigli di una delle donne del vino Trentino.

«Elisabetta Foradori e io eravamo compagni di scuola. Il suo contributo è stato fondamentale nel riavviare l’azienda nella direzione di una produzione naturale, biologica, e di adottare un approccio estremo in campagna. Dal confronto con lei ho compreso che valore potesse avere l’alzare l’asticella qualitativa nella produzione. E ho imparato a produrre vini capaci di esprimere appieno, e in modo rispettoso, la personalità del vigneto Rauten – che davvero ha una personalità spiccata, determinata dal suo essere in mezzo alle rocce e al fiume, battuto dai venti del Limarò e Ora del Garda – adottando un metodo di vinificazione all’antica».

Un metodo che la guida Slow Wine 2022 sintetizza così: «Diraspatura, fermentazione senza inoculo a contatto con le bucce, lungo affinamento in botti di acacia per la Nosiola fresca. Le uve del Vino Santo, dopo un appassimento naturale senza forzature, sono pressate con un torchio manuale; poi il mosto fermenta lentamente in acciaio, sosta in legno e termina l’affinamento in damigiana, secondo la tradizione».

Azienda agricola Salvetta società semplice e dove trovarla alla Slow Wine Fair 2022

Salvetta sarà presente alla Slow Wine Fair con i suoi vini. Se vuoi scoprire la wine list dell’azienda, passa alla scheda!

Nosiola e Vino Santo Salvetta: due facce dello stesso vitigno

L’azienda Salvetta porta alla Slow Wine Fair diverse annate della sua Nosiola Vigneti delle Dolomiti e del Vino Santo, entrambi con certificazione biologica.

«La nostra azienda lavora solo uve di proprietà, e lavora solo uve nosiola. Questo vitigno per lungo tempo è stato ingiustamente valutato poco. Se si pensava alla Nosiola, si pensava al “vino del contadino”, con poca eleganza e personalità. C’è poi da dire che, se non viene adeguatamente rispettata, con la vinificazione in bianco la Nosiola tende a perdere i suoi profumi e aromi. Il nostro obiettivo nell’adottare una vinificazione all’antica è stato anche quello di rendere il vitigno in grado di esprimere le proprie potenzialità. E una personalità fatta di profumi fruttati freschi, intensi e delicati al tempo stesso, con note di mela acerba e nocciola».

I grappoli di Nosiola.

Accanto alla versione fresca c’è poi anche quella passita, rappresentata dal Vino Santo trentino che è anche un Presidio Slow Food. Spiega Francesco: «I grappoli di Nosiola sono raccolti tardivamente e vengono lasciati riposare in zone ben areate sulle arele, ossia dei graticci su cui le uve appassiscono in maniera naturale per diversi mesi, fino alla pigiatura che avviene durante la settimana Santa, nell’anno successivo alla raccolta. Il vino resta quindi a fermentare ed affinare per cinque anni in botti di rovere e acciaio, fino all’imbottigliamento». Alla Slow Wine Fair troverete le annate di Nosiola dal 2015 al 2019, per assaporare la longevità e la struttura, di cui quest’ultima non filtrata per preservare ancora più la naturalezza!

Il tempo dell’attesa

Voglio salutare Francesco chiedendogli, un po’ come facciamo con tutti i vignaioli che incontriamo, come è stato il suo 2020. E anche quali sono le prospettive future e le aspettative dalla Slow Wine Fair.

«Dal punto di vista commerciale, il 2020 è stato un anno da dimenticare. Gli unici ordini fatti, per i paesi esteri, hanno riguardato il Giappone. Per il resto non c’è stato praticamente nessun movimento. Però se guardiamo il 2020 adottando il punto di vista del vino, è stato un anno importante, perché questa attesa ci ha permesso di guadagnare un anno di invecchiamento, e quindi di poter proporre ora una gamma di Nosiola più ampia».

Conclude Franceso: «Quanto alla Slow Wine Fair che dire? Mi avete “scoperto” voi, ed essere presente alla primissima edizione mi fa piacere. Lo definirei un allineamento naturale. E se si parla di allineamento naturale, io ci sono».

LA SLOW WINE FAIR, DAL 27 AL 29 MARZO A BOLOGNAFIERE È LA MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE DEDICATA AL VINO BUONO, PULITO E GIUSTO. #SLOWINEFAIR

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it