Primitivo sapiens

02 Gennaio 2022

Fino a non molto tempo il Primitivo era usato principalmente come uva da taglio, per aggiungere carattere e robustezza a vini da taglio prodotti nel nord Italia. Ma negli ultimi 40/50 anni per fortuna qualcosa è cambiato, in particolare da quando il Primitivo di Manduria è diventato una DOC nel 1974. Uno dei protagonisti di questa rinascita e rivalutazione dell’uva Primitivo è Agricola Felline, una cantina che ha sede proprio nel comune Manduria.

In azienda non si limitano a esplorare il potenziale dell’uva attraverso i loro vini, ma sono interessati anche al confronto: ogni anno infatti ospitano una conferenza dedicata alla ricerca sulle somiglianze e le differenze tra l’uva Primitivo e i suoi cugini più vicini: lo Zinfandel californiano e il Crljenak croato.

Per saperne di più sul Primitivo e su come Agricola Felline abbia contribuito all’evoluzione dell’uva abbiamo parlato con Gregory Perucci, proprietario dell’azienda.

Il mare e il suolo

Per chi non lo conosce: cosa bisogna sapere di Manduria?

Manduria è la capitale mondiale del Primitivo, e anche la sua naturale casa di elezione. Situata nel cuore del Salento, occupa una vasta area viticola che dalla città (76 metri sul livello del mare) digrada a sud verso un ampio spettro di costa ionica. La distanza dal mare, elemento caratteristico di tutta la viticoltura nella penisola salentina, a Manduria acquista un valore ancora più strategico. Il mare mitiga gli inverni e rinfresca le estati. L’altro elemento chiave, per un territorio privo di altitudini ed esposizioni, è il suolo: la variabilità della composizione geologica condiziona modalità di crescita e sviluppo dell’uva e anche l’epoca di vendemmia.

La vostra azienda ha ormai 40 anni di storia. Potete raccontarci un po’ di cos’è successo durante questo lasso di tempo?

In realtà, considerando le varie trasformazioni dell’attività, la nostra storia è ben più lunga degli ultimi 40 anni, che sono quelli espressamente dedicati alla qualità e alla bottiglia. La famiglia si occupava di viticoltura da tempo. Mio nonno, prima di partire per la Guerra, era un noto e ricercato innestino. Dopo la riforma agraria aiutò i nuovi piccoli contadini assegnatari di appezzamenti “espropriati” ai nobili latifondisti a piantare i “propri” vigneti. Quando costoro cominciarono a produrre le uve, si industriarono a fare il vino nei palmenti (le vasche adibite alla pigiatura e alla fermentazione del mosto).

Mio nonno e mio padre iniziarono allora un’attività di intermediazione tra i piccoli produttori privati e alcune aziende strutturate del nord che acquistavano il vino sfuso. Questo commercio di vino sfuso si ampliò notevolmente e diventò internazionale con l’avvento del Mercato comune europeo nel 1969. Fu allora infatti che i francesi iniziarono ad approvvigionarsi di vini corposi siciliani e pugliesi. Mio padre Costantino, arrivò a vendere 100 milioni di litri di vino rosso all’anno!

Tutto è cambiato

Cosa è cambiato negli anni, e cosa invece è rimasto sempre uguale?

È cambiato quasi tutto: dalla viticoltura alla vinificazione ai mercati. Il commercio di vino sfuso è diventato nazionale. È rimasto uguale l’asservimento del Sud all’imprenditoria nordica: veneti, toscani, trentini e adesso anche siciliani acquistano ingenti quantità di vino sfuso condizionando pesantemente il mercato. Oppure si riversano in Puglia ad acquistare terreni, vigneti, cantine e produrre vini pugliesi. La nostra risposta a questa “colonizzazione” è il nostro vino Anarkos.

A ogni suolo il suo Primitivo

Il Primitivo di Manduria Giravolta è stato selezionato da Slow Wine 2022 come Vino Top… Per quale motivo, secondo voi?

Il Giravolta è un Primitivo da vigneti piantati su banchi di pietra calcarea macinata. Si tratta di suoli freschi e drenanti, ma allo stesso tempo porosi, che catturano l’acqua e la rilasciano lentamente su azione delle radici. La vendemmia avviene dopo i vigneti nella sabbia e quelli in terra rossa. Il vino è elegante, equilibrato, con note di amarena e mirtillo. Nel 2018 è il terreno che ha espresso il Primitivo migliore.

Agricola Felline e dove trovarla alla Slow Wine Fair 2022

Agricola Felline sarà presente alla Slow Wine Fair con i suoi vini. Se vuoi scoprire la wine list dell’azienda, passa alla scheda!

Mentre il Giravolta viene da una terra bianca calcarea, il Dunico, che viene da suoli più sabbiosi e un altro Primitivo ancora viene da terra rossa. Quali differenze conferiscono al vino questi suoli diversi?

Si è detto che la composizione del suolo e la  distanza dal mare sono le due variabili più influenti sul Primitivo. La terra rossa, ricca di ferro è anche la più estesa nel territorio, dà origine al Manduria tradizionale, con la ciliegia matura al naso, dolcezza di frutto e tannini morbidi nel finale. Della terra bianca si è detto a proposito del Giravolta.

Invece la sabbia ospita pochi vigneti sopravvissuti all’edilizia abusiva. Si tratta vigneti vecchi e poco produttivi. Da decenni esposti alla magrezza desertica del suolo e al sale che i venti del sud trasportano sulle foglie e sui grappoli. La vendemmia è precocissima: intorno al 22-25 agosto. La maturazione avviene nel periodo di maggiori escursioni termiche tra giorno e notte. Ne deriva un vino potente, concentrato, complesso, ma straordinariamente equilibrato, sferico e longevo.

La terra nera, infine ha origini alluvionali: deriva dalla decomposizione di foreste dovute alle piogge che hanno prodotto depositi profondi e fertili. Qui il primitivo è più produttivo, ha un ciclo fenologico più lungo (si vendemmia a fine settembre) e assume connotazioni speziate, oltre a una maggiore concentrazione.

Gemelli diversi

È molto interessante leggere che fate anche uno Zinfandel californiano, specialmente considerando che gli studi della statunitense Università di Davis e dell’Istituto sperimentale per la viticoltura di Conegliano hanno riscontrato che Zinfandel e il Primitivo sarebbero lo stesso vitigno!

In realtà siamo stati parte attiva del dibattito su le differenze e similitudini tra primitivo e zinfandel assieme a colleghi e ricercatori americani e croati. Dal ’97 siamo gli unici membri non americani a far parte dello Zinfandel Advocates and Producers, un’associazione californiana che si dedica alla valorizzazione di quella che gli americani pensavano essere l’unica varietà non importata dall’Europa. Lo zinfandel che noi produciamo in effetti ricade nelle attività di sperimentazione che conducevamo tra Manduria e California. Durante una delle visite in periodo di potature a uno dei vigneti più interessanti, il famoso Geyserville di Alexander Valley, di proprietà di Ridge Vineyards, acquistai delle marze che sovrainnestammo a Manduria, di fianco a un vigneto di Primitivo, per notare le differenze.

Coltivare biodiversità

Quali altre piante ci sono tra e in torno alle vigne? Come si esprime la biodiversità?

Con la riforma agraria del dopoguerra i braccianti ricevettero il loro agognato pezzo di terra da mettere in produzione. Il modello di sviluppo era tipico e replicato: impianto di vigneto per fare vino (e reddito), ma anche lo spazio per un piccolo orto, qualche albero da frutto che potesse dare riparo all’ombra d’estate, i cespugli di aromi (origano, rosmarino, salvia). Con l’accorpamento dei terreni, questi spazi andarono via via riducendosi. La tendenza odierna è di sfruttare al massimo le superfici vitate e ottimizzare gli spazi per le attrezzature meccaniche.

Quello che cerchiamo di fare è non solo mantenere i vecchi alberi da frutto, laddove li abbiamo trovati, ma anche di lasciar sviluppare quella vegetazione spontanea che spesso cresce nei nostri muretti a secco. In questo modo, i vigneti diventano un habitat vivente per una flora e una fauna diversificate: frutti, fiori, erbe, erbe e verdure prosperano su terreni vivi… Nel vigneto abitano inoltre farfalle, uccelli, insetti, rettili e innumerevoli organismi del suolo. Questa interazione garantisce un ecosistema stabile, ampiamente autoregolante, che siamo convinti apporti un genuino equilibrio e qualità del terroir.

Quanto alla vegetazione, le varietà più tipiche che abbiamo nei vigneti sono lentisco, rosmarino, cisto, lavanda e ginestra; alberi da frutto come fichi, mele, peri e mele cotogne, mandorle, albicocche; alberi spontanei come olivo, olivastro, leccio, carrubo e querce. Senza dire delle numerose varietà di verdure selvatiche: cicoriella, bietolina, rucola, e cardo di cui siamo maledettamente ghiotti. 

Perché avete scelto di venire alla Slow Wine Fair?

Ritengo l’iniziativa una grande chance lanciata nel momento più opportuno. Eravamo già prima della pandemia – e ora ancor di più – in una fase di grande confusione e frammentazione di valori, princìpi e intese sul futuro del vino. A generiche domande del mercato corrispondevano risposte limitate e spesso autoreferenziali dei produttori: il bio, biodinamico, naturale, orange, convenzionale ma moderno… Il Manifesto dà un chiaro indirizzo di cosa potrebbe essere una viticoltura responsabile e moderna a tutte le latitudini. Aderirvi e ritrovarsi in una Slow Wine Fair ricorrente, costituisce un percorso di confronto unico e chiaro, capace di sensibilizzare il mercato ai giusti valori di un’agricoltura sostenibile che alla fine dei conti è nell’interesse di tutti.

SANA SLOW WINE FAIR È LA MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE DEDICATA AL VINO BUONO, PULITO E GIUSTO. DAL 27 AL 29 MARZO, CONVEGNI, MASTERCLASS, E L’ESPOSIZIONE DI CENTINAIA DI CANTINE DALL’ITALIA E DAL MONDO. #SLOWWINEFAIR

di Jack Coulton, info.eventi@slowfood.it